Parole&Pensieri

Non si uccidono così anche i cavalli e nemmeno si fanno gli stadi (se non li fa chi dicono loro)

20 Febbraio 2017

Premetto che nessuno considera quanto e come me Tor Di Valle luogo sacro, in quanto Teatro -con l'iniziale maiuscola- delle umane gesta (Mazzarini contro Bottoni, tra i driver, per dirne una, ma anche della scenografia di "Febbre da Cavallo" per dirne un'altra) e delle imprese, quotidiane e straordinarie, di brocchi e campioni tra i cavalli del trotto e come luogo di ritrovo e aggregazione sociale.

Aggiungo che, almeno per come la vedo io, nessuna opera d'arte è pari a un cavallo lanciato in corsa che incarna sì la bellezza, ma anche la Natura e Dio; ed è vita, anima, battito animale e del cuore e che troverei pazzesco e limitato sacrificare ancora una volta il mondo delle corse a quello degli affari (puliti e sporchi) e del calcio, specie le due cose insieme, come capita sempre più spesso..

Dette, scritte e sottoscritte queste premesse, lo stop delle Belle Arti -o di qualsivoglia protesi del ministero al momento retto da Dario Franceschini, eminenza grigia molto grigia e poco eminenza, fuori dai salotti dei poteri più o meno forti- allo Stadio della Roma made in Parnasi (attenti, non significa che non faranno lo stadio alla Roma, ma che lo faranno altrove e, soprattutto, altri) a salvaguardia della tribuna (vuota e distrutta) e della pista (piena solo di bei ricordi e adibita a discarica o peggio, come dimostra il video della A.S. Roma) è, anche per tempistica, modalità e assunzione di responsabilità alla romana (nel senso "ponziopilatesco" dell'espressione) cosa oltre il limite del grottesco, oltre quello della farsa e della prepotenza di qualche potere più o meno -più meno che più- occulto e/o forte (più più che meno).

Chiariamoci: Parnasi uno non era e non è un santo, due avrebbe avuto il suo bel (o brutto) da fare a trovare i soldi per farlo, lo stadio e tre è uno di quelli che ha contribuito a levare di mezzo (ma grandi colpe le ha chi ha avuto in gestione prima di lui l'ippodromo e cioè proprio Gaetano Papalia che non è nuovo a imprese, opere e affari al contrario e che adesso tuona contro la Sovraintendenza)  i cavalli e il trotto, con tutta la sua varia umanità, da Tor Di Valle e quindi non può essermi simpatico. Però, eddai, a tutto ci dovrebbe essere un limite.

Allora, se vincolo deve essere, che vero vincolo sia: cioè stabiliamo per legge che l'area di Tor Di Valle deve ospitare l'ippodromo e l'ippodromo i cavalli, chi ci lavora, gli allenamenti, le corse e magari anche una scuola e un centro di riabilitazione equestre.

Comunque, se vogliamo -e anche non volendo i fatti sono questi- scrivere dei tanti casi di sciacallaggio e scandalo legati direttamente e/o indirettamente al mondo dell'ippica quello di Tor Di Valle non è stato certamente il primo nè è stato, nè sarà l'ultimo.

Sempre a Roma, per esempio, l'ippica e l'Unire di Alemanno ministro dell'Agricoltura, hanno brillantemente esportato modello, persone (Panzironi e Marra compresi, per limitarci a due che stanno già in carcere, mentre Alemanno si ripropone impunito nel riproporre l'ennesima "ideona" politica) e saccheggi dell'Alemanno sindaco, verso l'Ama e l'Atac oppure, per dirne un'altra, il Comune di Roma ha inopinatamente regalato la gestione e gli sconti per il trotto e il galoppo di Capannelle con un "ballare" di decine di milioni cui la giunta di Virginia Raggi dovrà per forza metter mano, prima che lo faccia, con cognizione di causa, la magistratura. In buona sostanza il Comune avrebbe perdonato anni e anni di morosità del galoppo a Hippogroup (quando bastava e si doveva, per legge, cambiare gestore con un bando), gli avrebbe ridotto l'affitto dell'area da 2 milioni a 60mila euro all'anno, roba da trilocale, non da metratura superiore a quella di tanti paesini e paesoni e infine gli avrebbe consentito -e agevolato, insieme alle autorità di competenza- la costruzione (malsana) della pista -che della pista ha ben poco- per il trotto senza far nemmeno rispettare gli impegni presi in fase di accordo sul personale, le migliorie e quant'altro.

Velo pietoso sul resto, ma solo questo basta e avanza per augurarsi che il veto sullo stadio sia davvero un voler salvaguardiare e riprendere il trotto a Tor Di Valle, affidare il galoppo di Capannelle a qualcuno capace di investire, guadagnare e pagare e ridarci tutti insieme all'ippica, che altrove è lo sport dei re e qui sembra diventare sul serio quello degli sciacalli.

Invece, la sensazione e il timore sono che il blocco sia arrivato perché lo Stadio non lo deve fare Percassi o meglio, cioè peggio, perchè è qualcun altro a doverlo fare.. 

 

Hai mai trascorso una giornata ai cavalli?

Provato almeno una volta i brividi di una corsa dal vivo, in qualche ippodromo?

11.46% Sì, al galoppo

21.20% Sì, al trotto

7.74% No, mai

32.66% Sia al galoppo sia al trotto e preferisco il galoppo

26.93% Sia al galoppo sia al trotto e preferisco il trotto

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