Parole&Pensieri

Due o tre cose da sapere su Marra, Panzironi, Alemanno, Mafia Capitale, Scarpellini, i cavalli e la Raggi

17 Dicembre 2016

Non ho assolutamente nulla contro Virginia Raggi: ha un bel nome, un bel faccino e non è affatto brutta. In più -mi dicono- come avvocato è anche in gamba e sa fare bene molte altre cose, cosa che però non significa necessariamente anche il Sindaco, perché sarebbe come dire che siccome da ragazzo correvo forte avrei potuto fare il medico, l'infermiera o, appunto, l'avvocato. 

Certo, fare il Sindaco a Roma è un'impresa, o meglio, lo sarebbe farlo come si deve e rimettere in piedi una città praticamente fallita e imputridita dal malaffare, perchè a farlo come Rutelli, Veltroni, lo stesso Marino che pure ha meno colpe di altri, o, ancora meglio -cioè decisamente ancor peggio- Alemanno sono capaci tutti, perfino Rutelli e Veltroni, appunto. Questo per dire che comunque, una volta detto come avevamo una volta scritto che non era poi sta gran cazzata l'idea del "complotto per farla vincere", non si poteva chiedere alla graziosa Virginia la Luna e forse, in tempi brevi, neppure due o tre stelline di quelle vicine, figuriamoci di quelle a distanza letteralmente siderale, intese come miracoli o quanto meno migliorie immediate.

Tutto ciò per una difesa, virtuale ma doverosa, di fronte alle migliaia di accuse che le sono cadute addosso dal giono del suo insediamento in Campidoglio, compresa proprio quella del primo giorno o dintorni "per le buche e la sporcizia di Roma" come se aver cambiato sindaco potesse tappare le buche o renderla pulita per incanto.

A distanza di tempo ci starebbe perfino l'aver difeso a spada tratta la Muraro e Marra (ma è per contro ridicolo sostenere, ora, che questo sia solo uno dei 23mila dipendenti del Comune), perché quando un condottiero fa una scelta dopo ha il dovere di non scaricare chi ha scelto e ci starebbero perfino le scuse, sia pure tardive, per essersi sbagliata su nomine e collaboratori; un po' perché in quell'ambito, come direbbe Trilussa, "n'do cojo cojo", nel senso che di santi non è che nè trovi molti e un po' perché in linea di massima la graziosa signora, per la nuova avventura e carriera, ha cercato di imbarcare, in nome di quella esperienza che comunque non sempre è un valore assoluto (come non lo possono sempre essere verginità e inesperienza e tanto meno il "nuovismo" dei 5Stelle, peraltro già assaggiato anni fa con quello "leghista"), o chi già conosceva a fondo la nave (stive comprese) o chi lei conosceva e quindi di chi si fidava.

Peggio ancora le due cose insieme. Ed è qui che casca l'asino. Perché escludendo che la signora Virginia sia davvero quell'Oca neppure giuliva che qualcuno crede e altri credere vogliono fare, nè Marra nè la Muraro venivano dai francescani e dalle carmelitane scalze; e neppure da Marte, bensì dal gruppo di "lavoro" dell'ex sindaco Alemanno e del suo fedelissimo (anche se incredibilmente disconosciuto e scaricato) Franco Panzironi e la Raggi lo doveva sapere bene -cioè male- non solo perché se devo scommettere su una corsa una cazzo di occhiata alle prestazioni degli iscritti gliela dovrò dare, ma, soprattutto perché lei stessa, come legale (e come legale passi, gli avvocati difendono anche gli orchi se credono, ma se sei un bravo avvocato come lei conosci pregi e nefandezze dei tuoi clienti come e meglio di loro), ha rappresentato Panzironi e alcune società sue, di suo riferimento e di quel famigerato, "gruppo di lavoro".

Un vero comitato d'affari, più o meno -e più meno che più- nato anni addietro con la regia o quanto meno la spinta di Alemanno, come noto a tutti tranne che a ceta stampa, ai politici (tutti, anche quelli che in teoria sarebbero i suoi avversari) e ad alcune procure.

In realtà Alemanno in carcere c'è stato, quasi 35 anni fa, come picchiatore e bombarolo (poi prosciolto) fascista, per aver scagliato una molotov contro l'ambasiata dell'Unione Sovietica, roba che ti fa capire come è strano il mondo, perchè adesso come adesso l'Urss non esiste più ma Alemanno c'è ancora, alle penultime elezioni per il sindaco di Roma è arrivato secondo solo perchè una volta dopo le terzultime, che aveva vinto, a Roma aveva nevicato -una cosina che neppure servivano i Moon Boot- e gestione delinquenziale a parte non tutti i romani gli perdonarono l'imbarazzante incapacità, l'indecisione, le decisioni e le conseguenze di quel frangente.

Fu proprio a Rebibbia -raccontano le cronache- che il giovane Alemanno incontrò il giovane Massimo Carminati, all'epoca tristemente noto come membro dei Nar e ora allegramente noto come il Boss di Mafia Capitale. A proposito, entrambi i giovani, Alemanno e Carminati, in carcere conoscono anche il giovane Salvatore Buzzi, arrestato con l'accusa di aver ucciso un ex socio con più o meno una trentina di coltellate, stavolta più più che meno, pare fossero 34.

La tripla morale al contrario sta nel fatto che la "carriera" di Carminati e Buzzi gli ha condotti, sia pure tardivamente, da Rebibbia a Regina Coeli mentre Alemanno fino a qualche mese fa veniva intervistato dai Tg sulla crisi di Roma, in quello che se non spranghi, non lanci bombe e non ammazzi nessuno -o quanto meno non ti accusano di averlo fatto- da giovane con il beep che diventi qualcuno da adulto e soprattutto sta nell'indubbia capacità di "aggregare" di Gianni Alemanno o meglio, cioè peggio, dei suoi metodi.

Già perché delle tre l'una: o il buon Gianni è stato molto più sfigato e incapace della Raggi nello scegliersi sempre gli stessi collaboratori, ovunque andasse -per dirla alla Rovazzi- a comandare, o ha sbagliato nel dare eccessiva importanza al concetto di amicizia più o meno (facciamo X, un punto al meno e uno al più) disinteressata, oppure era lui a fare da polo di attrazione e a fare sistema, a dettare metodi e obbiettivi e a esagerare con in lealtà sono stati gli altri, cioè i complici, pardon, gli amici.

Primo tra tutti, e son tanti, Franco Panzironi, anche lui al momento in carcere ed è un momento che dura da un paio di annetti, in piena soluzione di continuità.

E' a questo uomo, piccolo d'altezza ma evidentemente di grande affidabilità per Alemanno, che Alemanno appunto affida il segretariato della fondazione Nuova Italia, la sua (dove negli anni è perlatro possibile ritrovare tutti i protagonisti dei vari incarichi e, alla luce dei fatti, dei vari scandali) e il management, la guida, il controllo dei "posti" decisivi: certo, da sindaco, l'Ama dei rifiuti e l'Atac di tram e bus (anche quelli virtuali, mai arrivati in deposito ma messi a bilancio), ma prima da ministro dell'Agricoltura. l'ippica, primo esperimento di "amicopoli" e "parentopoli", peraltro riuscitissimo, e autentica miniera d'oro.

Tra l'altro, proprio dall'ippica e nell'ippica si registrano contatti ufficiali anche con l'ultimo arresto delle vicende capitoline, quel Sergio Scarpellini che non solo è stato ed è proprietario (peraltro di alto profilo) di una scuderia al galoppo e di una al trotto ma anche sempre o quasi presente quando si trattava di assegnare, vendere, comprare o affittare una sede all'ente che l'ippica controllava, l'Unire. 

Inciso nell'inciso, risale a qualche mese fa il proscioglimento dalle accuse -e dopo oltre 100 giorni agli arresti con l'accusa di favoreggiamento negli appalti del Mipaaf- del funzionario Francesco Saverio Abate, in settimana confermato alla guida dell'ippica, dove peraltro, prima di essere spostato alla pesca (che chissà come mai è contigua allo sport dei cavalli, forse perché ippica e ittica si assomigliano come parole) era già stato, proprio insieme a Panzironi.

La buona notizia, specie per Abate, è che l'assoluzione è stata piena e la sentenza dice che "il fatto non sussiste", quella un po' così così, specie per l'ippica, è che è dai tempi di Ribot per non dire da quelli di Icaro (il cavallo alato), Bucefalo (quello di Alessandro Magno) e dal cavallo di Ulisse, inteso come quello di Troia, che nel settore non si vedono volti nè si sentono nomi nuovi, anche all'interno degli ippici tra l'altro, dove da 20 anni, nonostante siano 20 anni di -20% all'anno nei conti di fine anno, non ne è saltato uno che fosse uno e non ne è arrivato uno nuovo che fosse nuovo.

Ma torniamo a Panzironi e alla sua Unire, perchè proprio all'Unire di Panzironi e Alemanno, anche lo stesso Marra ebbe un incarico dirigenziale, per l'area galoppo, così come ebbero incarichi -o consulenze- altri fedelissimi dell'allora ministro dell'Agricoltura e del suo scagnozzo, dal sottosegretario all'Agricoltura Antonio Buonfiglio a Ranieri Mamalchi, da Paolo De Iulis (e tutti quelli del centro di analisi veterinario e antidoping UnireLab) all'ex deputato di An Alessandro Galeazzi, che per una consulenza dell'ippica si guadagnò menzione nel reportage di Lillo e Peter Gomez "La Cupola delle Tangenti"..

L'antidoping, come detto (a proposito, sotto l'egida di Panzironi vennero istituite le cosiddette società d'allenamento, in pratica delle srl che forse potrebbero avere un senso a livello fiscale ma che per la responsabilità sportiva è come autorizzare l'utilizzo di prestanome oltretutto non sempre perseguibili e l'azzeramento di eventuali punizioni precedenti), ma anche e soprattutto la cosiddetta tv dei cavalli (ci fu perfino un inciucio con Bruno Vespa e la sua società di produzioni, tanto che poco poco, anche una testata di solito dedita ai numeri solo per le pagelle dei calciatori come la Gazzetta dello Sport denunciò con toni tra l’amaro e il sarcastico il funambolico “investimento” da parte dell’Unire di qualcosa come 1,7 milioni di euro nella realizzazione di speciali e talk show in stile Porta a Porta, trasmessi solo dalla televisione delle agenzie e spesso a volume spento) erano e in parte sono tuttora, insieme a funzionari -ministeriali e di comparto- il cuore del tesoro di quella miniera d'oro e di reclutamento, dall'ippica esportata all'Ama e all'Atac,e, prontamente -(non che il modello-Milano sia Gesù Bambino che nasce nella grotta, puro come un bimbo che nasce e per giunta Figlio di Dio) a tutta l'amministrazione di Roma...

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