Non solo teste di serie

L'ultimo vero Toro: al Teatro Nuovo il Gran Galà Granata

29 Aprile 2017

In principio furono Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Invincibili. Inarrivabili.

Quasi 30 anni dopo la tragedia di Superga, il ritorno allo scudetto segnò la nascita del nuovo mantra: Castellini, Santin, Salvadori, Patrizio Sala, Mozzini, Caporale, Claudio Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli, Pulici.

Poi vennero loro, i ragazzi capaci di sfiorare un’impresa mai riuscita prima al Toro: vincere in Europa. E così, tutti i cuori granata nati nel decennio a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, non possono che ricordare la cantilena da intonare allo stadio, nei campetti di periferia o negli oratori e persino nei corridoi delle scuole: Marchegiani, Bruno, Policano, Fusi, Annoni, Cravero, Scifo, Lentini, Casagrande, Martin Vasquez, Venturin.



Il podio ideale delle più grandi formazioni granata è fatto e, dopo aver onorato ogni 4 maggio, celebrato i gemelli del gol e il poeta, a 25 anni dalla finale Uefa contro l’Ajax, buona parte dei campioni del 1992 ha ricevuto il giusto tributo della Torino granata.

Un teatro pieno, gremito di cuori granata che hanno potuto rivivere le immagini di quella partita, della famosa sedia alzata al cielo da Mondonico non senza una buona dosa di commozione. La stessa commozione di Jimmy Ghione, ancora una volta mattatore indiscusso della serata che ha iniziato ricordando un altro importante pezzo di storia granata: il Filadelfia. Ed il primo a salire sul palco è stato proprio il Presidente della Fondazione Filadelfia, Cesare Salvadori, che ha dato l’appuntamento a tutti per l’inaugurazione, imminente, del Tempio granata. Appena il tempo di di un grande applauso e sul palco del Teatro nuovo comincia la sfilata dei grandi campioni di quel Toro. Il primo a prendere l’applauso della platea è Luca Marchegiani che ancora una volta sottolinea l’importanza del senso di appartenenza a quella maglia granata, un senso di appartenenza che passa anche dalla ricostruzione della Casa del Toro.






Ma è nel momento in cui Jimmy Ghione chiama sul palco il trio delle meraviglie, Bruno, Annoni e Policano, premiati da Beppe Gandolfo, e il teatro davvero diventa una bolgia. Ricordi, aneddoti ma soprattutto i classici battibecchi tra i tre grandi ex della serata hanno strappato più di una risata alla platea. “Bruno picchia per noi” il coretto classico che accoglie uno degli ospiti più attesi sul palco del Teatro Nuovo e che, insieme alla coppia Annoni-Policano, si è gettato in un momento amarcord durato, forse troppo poco. La simpatia dei tre grandi difensori granata è coinvolgente, Jimmy Ghione si lascia coinvolgere e alla fine sarà lo stesso Annoni ad ammettere quanto lo tre, ma no solo, siano ancora estremamente legati: “Sono 20 anni che non ci vediamo ma appena ci siamo ritrovati in albergo ci è sembrato di aver appena finito un allenamento. Questo è lo spirito di quel grande gruppo”.





E ancora Marchegiani, Martin Vazquez, Casagrande e, naturalmente Gigi Lentini, bacchettato da Mondonico per le sue “bravate” notturne: “Avevo delle spie che ti seguivano la sera, così al mattino dopo sapevo già cosa avevi fatto. Ti siamo dovuti venire a riprendere persino in una discarica“. Un siparietto che, nella sua spontaneità, ha mostrato alla perfezione il forte legame affettivo tra il tecnico e Lentini.




Grande, grandissimo successo per questo evento celebrativo con un solo grande assente, Roberto Cravero. Una serata che restituisce al popolo granata il ricordo della finale di Coppa Uefa 1992 e di quell’indimenticabile squadra.

Foto di Nicolò Campo da www.toro.it

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