Il borsino di Foà

Milano, le banalità di Spalletti, il bluff di Montella e gli autogol di Fassone

25 Settembre 2017

In testa non è cambiato nulla e in coda nemmeno, per non dire nel mezzo che tra l'altro già prende a interessare, turno dopo turno, sempre un po' più, di meno.

Poco da dire anche sul derby della Mole, vinto con ampio margine dalla Juventus ma deciso da due uomini del Torino, Baselli, con quella entrata sciagurata e Mihajlovic che è allenatore che sbaglia poco ma stavolta ha sbagliato due volte a metterla tutta sul "cuore toro": la prima è che insistere su carica, agonismo, esasperazione può anche portare a esasperare gli atteggiamenti di alcuni tuoi, vedi lo stesso Baselli e la seconda che chiedere a Niang di metterci l'anima, il sudore e gli attributi è come credere all'asino che vola e che Alemanno sia stato un benefattore dell'ippica.

Per il resto la Roma ha ritrovato per l'ennesima volta El Shaarawi, che con Spalletti è rimasto spesso l'arma segreta, nel senso di segreta a Spalletti, appunto mentre la Lazio di Inzaghi non è più solo quella di Inzaghi ma anche -e forse soprattutto- quella di Immobile.

Infine, ribadita l'insostenibilità del torneo a 20 squadre, veniamo alle milanesi, dalle quali, a differenza delle tesi precostituite dei -e dai- soliti "saponi" del calcio, non è arrivata alcuna sorpresa con il Milan che gioca male, cammina peggio e tecnicamente vale quello dell'anno scorso con in più -cioè in meno- solo un vigore inferiore e l'Inter che idem solo che l'anno scorso  valeva di più di quello che ha espresso e quest'anno, a livello di impegno, esprime.

Nessuna sorpresa che tra Lazio e Sampdoria i rossoneri (a proposito, che ne è anche dell'insuperabile Donnarumma che spesso fa la fine del tonno) ne abbiano presi 6 -e come volevasi dimostrare non è questione di moduli o scuse del genere, cioè del menga- e neppure che l'Inter faccia fatica a bucare il muro del Genoa a San Siro.

Semmai, tre conferme:

  1. Fassone, che non è bellissimo ma neppure un mostro, di simpatia se la prende apertamente con Montella (che resta, tra i tecnici più sopravvalutati del pianeta) quando l'unico motivo per cui non si può dare la colpa a Montella è che la campagna acquisti del Milan è stata tanto più costosa e pomposa quanto sbagliata e per certi versi "a casaccio". In pratica la tesi di Fassone sarebbe che avendo consegnato a Montella un grande Milan se il Milan non si dimostra grande la causa è l'allenatore. Non è dato a sapere se Fassone ci sia o ci faccia, nel senso che non si sa se ci creda veramente (forse sarebbe anche più grave) o tutto sia cinema ma l'unica certezza è che sbagliata è l'ipotesi, perchè questo Milan grande non è e nemmeno lo può diventare.
  2. Montella dopo la partita ha strigliato la squadra e strillato per bene. Cioè male, perchè l'equivoco, l'errore e, per certi versi l'orrore, è ancora nell'idea di un "Milan ora forse solo grande ma in prospettiva grandissimo" più volte sbandierato anche dal mister. E quasi ci si augura si tratti di mancanza di onestà intellettuale, perchè se davvero anche Montella crede al raffazzonato "progetto Milan" allora sarà pure onesto ma l'intelletto, almeno quello calcistico, se l'è giocato a dadi con Fassone e sono stati così bravi da riuscire a perdere entrambi. 
  3. Sempre i "saponi" del calcio hanno fatto di Spalletti una specie di santone e manca poco nelle interviste di un'Inter peraltro già vista -e ci limitiamo a citare quelle più cattive- gli chiedano, in ordine più o meno non sparso, "come fa a esser così bravo?", "a quando la formula per la ricrescita dei capelli?", "chi ha ucciso l'Uomo Ragno e soprattutto perchè?", "se pioverà o farà bello il giorno della finale dei 100 metri delle Olimpiadi 2020?", "come portare la pace nel mondo?", "il sesto segreto di Fatima e fin quando in Italia uno come Alemanno darà lezioni di etica, politica, buona amministrazione onestà e corsa nei sacchi?". Lui non risponde proprio a tutte ma lascia intendere che prima o poi ce lo verrà a dire e intanto dispensa verità incontrovertibili sull'Inter che noi tutti ci guardiamo bene -cioè davvero male- dal definire banali e scontate, tipo "Non siamo ancora al massimo ma intanto è positivo aver vinto", "Credo e spero si possa fare un pochino meglio dal punto di vista del gioco" e via di seguito, risparmiando all'universo mondo il concetto che, dal punto di vista del gioco, sarebbe difficile fare peggio. Anche perché forse, da filosofo del pallone e conoscitore della vita e della saggezza dei popoli qual è, sa bene, anzi benissimo, che "al peggio non c'è mai fine"...  

 

A chi il Campionato 2017-2018?

Vota la squadra secondo te favorita

29.41% Juventus, vincerà perché mancano gli avversari all'altezza

47.06% Napoli, ha cambiato poco e bene

17.65% Roma, ha perso Totti e altri pezzi pregiati ma ha più equilibrio e un bravo allenatore

0.00% Inter Spalletti il primo anno è quasi sopportabile

0.00% Milan, ha speso tanto, forse male, ma ha speso

5.88% Altra squadra

Prime pagine di oggi

24 Agosto 2017

Ti consigliamo

BarGirl

Da Striscia al Processo di Biscardi. Storia di Ele

Professionalità, istinto e alchimie dietro un successo tutt'altro che effimero

24 Settembre 2017

A briglia sciolta

L'Ippodromo del Castello prepara il Palio e domeni

Splendida edizione del Memorial Dall'Aglio, con il Galà e i quadri di Passoni

23 Settembre 2017

Il borsino di Foà

Dalla cantava "Milano vicino all'Europa". Ma si sb

L'Inter cade anche a Firenze mentre il Milan perde a San Siro dall'Empoli

24 Aprile 2017

In questa categoria