Il borsino di Foà

Le rivelazioni 2018? Sulle due sponde di Genova: Piatek e Quagliarella

1 Gennaio 2019

Il solito bilancio d'inizio anno "cade", quest'anno (a proposito, auguri), per la Serie A, al termine del girone d'andata.

Più difficile del previsto scegliere chi sia finora il calciatore che ha meglio sorpreso, la vera rivelazione del 2018, insomma.

Fuori dai giochi Cr7 che, primo non sarebbe stato comunque una sorpresa e, secondo, pur in crescendo, ha finora inciso meno di Mandzukic (altro che non non stupisce giochi bene e sia decisivo) nella Juve (che tutti continuano a considerare fortissima ma finora, classifica a parte, non l'ha certo dimostrato) di Allegri, si può stimare un "pareggio" tra "genovesi" e più precisamente tra il genoano di Polonia Piatek e Fabio Quagliarella, sampdoriano di Castellamare di Stabia. 

Piatek è un autentico outsider, pescato l'estate scorsa dal Cracovia (per 4 milioni, una miseria in questo pallone impazzito, ora è valtato 10 volte di più) e subito inseritosi alla grande, a dispetto dei 23 anni, che per un attaccante senza esperienza in tornei "cattivi" come il nostro, non sono certo tantissimi. Comunque i 13 gol segnati giocando, appunto, nel Genoa (squadra che amo e merita tutto il rispetto del mondo, molto più di alcuni suoi "vertici" societari) valgono almeno il doppio delle stesse reti messi a segno in bianconero da Cristiano Ronaldo, perché con il tempo s'impara che non è affatto vero che un kilo di stelle pesa esattamente come un kilo di cacca e aveva ragione quell'altro a dire che tutto è relativo. Tutto tranne la Coca in vetro, la mia ragazza, la mamma, gli amici, la musica e la poesia di un cavallo felice lanciato in corsa e, nel male, i furti dei gobbi in campo, che quelli ci sono da prima che esistessero sia i ladri sia i gobbi, probabilmente.

Per Quagliarella vale il discorso inverso e la sorpresa è che Don Fabio, a 35 anni suonati, gioca come -e forse meglio- se stesso 10 anni prima. Più di prima segna (12 gol, molti dei quali bellissimi), fa moltissimi assist e corre come un ragazzino. La classe, è vero, è come la bellezza, l'amore e il mal di denti, cioè non ha età, ma nel calcio di oggi anche questo è relativo perchè se non ti alleni e più ancora non vivi da professionista e soprattutto non trovi gli stimoli e non ti diverti a giocare come un bambino con il beep che ti bastano classe e talento...

 

 

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