Il borsino di Foà

La farsa di Juve-Sassuolo, il rischio Mancini in azzurro e i tanti bluff delle milanesi

5 Febbraio 2018

In ordine sparso ma in tutta Italia come tutti gli anni è arrivato il Carnevale, esplosione di maschere, colori, "allegrezza" e, per certi versi malinconia. 

La carnevalata più triste, calcisticamente scrivendo, è stata messa in scena -anzi, la messa in scena- di Juventus-Sassuolo dove, come tutti gl anni magari anche due volte l'anno, gli emiliani si sono letteralmente scansati di fronte ai bianconeri  Non è questione di mettere in discussione i valori in campo è che una partita di calcio è tale se la giocano, bene o male, entrambe le squadre, anche in un allenamento, altrimenti l'allenamento è inutile e la partita è una farsa. 

Nessuno può vietare alla figlia del direttore sportivo del Sassuolo di lavorare per la Juventus e ci mancherebbe altro. Nemmeno al Sassuolo di non "vendere" al Napoli Policano, ma "regalare" ieri i tre punti e l'intera difesa alla Juve non è stata proprio cosa da applausi. Se invece vogliamo dire che tutto il Sassuolo ce l'ha messa tutta -come per esempio fatto in serata dal Benevento contro il Napoli- diciamolo pure, tanto punto primo è Carnevale e ogni scherzo vale, punto secondo vorrebbe dire che questa squadra non può stare in Serie A e anche in B si troverebbe come il classico pinguino all'equatore, che tutti noterebbero subito ma nessuno ha mai visto.

Chi si va scansando contro se stessa -che è esercizio più consono dal punto di vista sportivo ma l'applauso non glielo fai lo stesso- è l'Inter di Spalletti (la chiamavano così quando i risultati bene o male -più male che bene- arrivavano e quindi deve restare "di Spalletti" anche adesso) dove comunque più delle mancanze (di gioco, soprattutto, a tratti, nel secondo tempo, il Crotone di Zenga sembrava il Barcellona) e alle cazzate (non schierare Cancelo e infilare Dalbert ma anche insistere su un Perisic da girone degli ignavi) dell'allenatore più sopravvalutato d'Italia incidono la condizione psico-fisica della squadra e la non-voglia di molti dei suoi componenti. E basta prendersela con la società: se non vinci da 10 partite e nelle stesse 10 partite -supplementari con Milan e Pordenone compresi- hai segnato solo 4 gol, di cui due su autorete dare la colpa a Suning e ai cinesi è come prendersela con il maggiordomo in un giallo di settima categoria dove la foto dell'assassino è in copertina mentre ammazza la vittima.

Tornando per un attimo al Napoli, proprio la partita di ieri conferma che questa squadra ha in tasca qualcosa in più di mezzo scudetto. Il punto non è il punto di vantaggio ma l'acquisita capacità di concentrazione (l'anno scorso match come quello con il Benevento avrebbero potuto riservare brutte sorpreseI, la qualità del centrocampo (ora con Hamsik di nuovo al top) nettamente superiore a quello juventino. In più, cioè in meno, vedrete che per esempio nel prossimo turno la Fiorentina di Chiesa (ok e pochi altri) non si scanserà di fronte ai bianconeri, che comunque sono tutto fuorchè uno squadrone.

Ridimensionato (paradossalmente in una partita giocata meglio di altre) il Milan di Suso (gran gol, roba grossa come quello che si è divorato Andrè Silva), oltretutto castigato da un pasticcio del binomio Panucci-Donnarumma, due tra i giocatori più pagati, e confermate (paradossalmente in una partita giocata peggio di altre) le ambizioni dell'Atalanta (che, attenti, in Coppa Italia non è ancora eliminata dalla Juventus), resta da dire dell'importante successo di una Roma in ripresa e da vedere cosa farà la Lazio nel posticipo di oggi. 

Il resto -compreso il forte rischio di trovarci Mancini ct azzurro- mancia. E da ristorante non troppo di lusso...

 

 

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