A briglia sciolta

L'Onorevole Dottor Ercole e quell'amore chiamato cavallo

14 Ottobre 2018

di Alberto Foà

Da bambino ero più "saggio" di adesso, o quanto meno un po' più fifone e un poquito più diffidente.

Quattro le cose che mi facevano terrore: il buio, le armi da fuoco (quelle giocattolo intendo, gli altri giocavano e io mi nascondevo dove potevo), le punture (non sono mai riusciti a farmene una) e i dottori (peggio ancora quelli che volevano farmi una puntura). E due le categorie professionali, di cui dubitavo. gli juventini (e facevo bene) e i politici (e facevo meglio, figuriamoci le due cose insieme), anche se in fondo, i politici di quell'epoca, aveva un altro spessore, altro carisma e altra caratura.

Bene, cioè male, perché, con l'andar degli anni, tra rincoglionimento e più o meno (soprattutto meno) esperienza, pur meno "fifone" di allora (nel senso che il buio lo adoro), due dei tabù sono rimasti e aumentati: dottori e politici, meglio ancora, cioè ancora peggio, le due cose insieme.

E c'è il caso - non ho voluto indagare- che nel caso dell'uomo di cui vado scrivere, sia anche juventino (secondo me però lì si salva perché tiferà per il Broni o al massimo per lo Stradella o il Pavia, legato com'è alle cose delle sue bande, intese come zona, cioè l'Oltrepò).

L'Onorevole Dottor Cesare Ercole, nome e cognome tra storia e leggenda, non è solo l'eccezione che conferma la regola ma ho ben presto capito di trovarmi di fronte a un mito assoluto.

Colpa, cioè appunto merito, dei cavalli e di una passione che supera tutto: muri, ostacoli, incidenti e, perfino, il tempo (altra invenzione stupida dell'uomo; e non mi riferisco agli orologi, parlo proprio del tempo, della convenzione che ci siamo dati di secoli, anni, minuti e secondi, così da andare sempre o troppo piano o troppo forte o meglio, cioè peggio, di fretta).

I cavalli, nella fiaba, nella storia e nella vita del nostro Cesare ci sono entrati di "prep" -come dicono i commentatori del trotto quando per esempio un driver si prende un posto che magari non c'era - e per destino.

Questione di feeling, ma anche di Dna. E di "percorso". Già li aveva nel sangue perchè con un padre come il suo, che era (foto sotto) il maniscalco di tanti campioni (uno su tutti, Sharif di Jesolo) non sarebbe potuto essere diversamente e poi prima o poi ("Per me è stato prima, tipo verso i tre o quattro anni -racconta- e poco dopo ero già in sella al mio primo pony") li incontri perché papa ti ci porta quando va in scuderia per lavoro, un po' perchè altrimenti dove ti mette se non hai il nido, asilo o scuola e, soprattutto, perché chi ama i cavalli e sa quanto ti possono dare vorrebbe che anche i figli ci si appassionino.

Accontentato. Il piccolo Cesare ne resta stregato. E San Siro -mica lo stadio, il trotter- e la magia della pista di Broni (dove ogni tanto correva anche babbo Sandro), l'odore acre ma specialissimo delle scuderie e il profumo di sport e d'epica, di vita e di sfida fanno il resto anche per le corse, i sulky e il cronometro. 

Una trappola cui non può sfuggire nessuno, nemmeno Ercole. E Cesare, appena grande, ci si butta dentro anema, core e cervello, capoccia.

Con tutta la passione del mondo, perché, appunto, la passione se è vera è infinita e non sente ragioni: va bene lo studio, va benissimo diventare dottore (contento lui), va bene anche il darsi da fare per la sua cittadella (di cui diventerà poi sindaco, leghista convinto votato con convinzion anche da quei comunisti -che si saranno anche mangiati i bambini ma son cosa diversa rispetto ai renziani- di un tempo, che senza più i Berlinguer votano per chi si dimostra per bene e, bene, sa farsi volere.

Bando alla cose della politica (che comunque lo ha portato in Parlamento per più di una legislatura e a realizzare, da medico, grandi riforme nella sanità a livello nazionale e territoriale) e trorniamo a bomba, cioè ai cavalli, al trotto, alle corse, l'ippica.

Broni un po' casa e un po' America. Gli allenamenti, le gare (ne avrò fatte circa 300 e grazie ai miei super cavalli un centinaio le ho pure vinte) e le trasferte, rare ma sempre speciali a Novi, alla Sorsina, alla Poncia, a Montechiarugolo, perfino, una volta, a San Polo d'Enza, per quel "meraviglioso circuito amatoriale che la stupidità e l'ignoranza di chi ha governato l'ippica negli ultimi 25 anni ha quasi fatto sparire del tutto invece di sfruttarne la ricchezza senza eguali come ricchezza sportiva, culturale e anche economica".

"Era bellissimo -e nel racconto il Doc non riesce a nascondere una luce che non è nostalgia, ma pura emozione- unico. Correvo spesso con giubbe diverse, me le portava papà da quelle di Scuderia Gubellini: quella della Lady M di Gorrini, quella del proprietario del magnifico Speed Expert e altre ancora. Ogni volta era come partecipare al Mondiale, alla nostra Olimpiade tra amici. Sì, in gara si era rivali agguerriti ma nel dopocorsa era con quasi tutti come al bar sottocasa"...

I cavalli. "Amore, poesia e vita -spiega il dottore- amore vero, allo stato puro; se glielo dai te lo ritornano in modo totale. I cavalli hanno rappresentato per me anche un grande aiuto e un insegnamento, come affetto e come consapevolezza di quello che da soli non possiamo nè fare, nè avere nè immaginare ma, con la complicità di un altro eccome se ci si arriva".

I migliori? "Tra amici non si fanno classifiche, però il tuo migliore amico esiste sempre -ci dice, e di nuovo si accende quel lampo- e io, di migliori amici a quattro zampe ne ho avuti addirittura tre: Uriele, Aimone e Poviglio"...

Uriele, omonimo di un vincitore di Nazionale?

"Nessuna omonimia. Era proprio Uriele, quell'Uriele lì. Lo acquistai a fine carriera, a 10 anni suonati. A 3 aveva vinto il Nazionale in coppia con William Casoli, il Professore. Con lui vinsi sempre e tutto, compresi quattro dei nostri gran premi -racconta l'Onorevole Ercole- e pure con 40 metri di handicap vincemmo di altri 20. Un vero campione. Purtroppo, forse per una piccola ma maledetta buca, un gorno si infortunò  al nodello. Piansi. Lo caricai sul van e lo portammo dal dottor Meschia ma l'esito delle lastre fu drammatico: fratture multiple e unica soluzione il sopprimerlo. Piansi di nuovo, a dirotto"...

Una bruttissima fine.

"Ma quale fine. lo riportai nel suo box (il dottore si fida dei dottori e dei veterinari, in particolar modo si fidava di Meschia ma di abbattere Uriele -pistola o puntura (vedete quanto ero saggio) - manco per il cavolo ndr) e mio padre gli mise un ferro particolare, con un rialzo speciale. Io, con le mie competenze mediche lo medicavo ogni  giorno togliendogli e rimettendogli le fasciature. Un bel giorno, un bellissimo giorno, dopo avergli portato da mangiare dimenticai di chiudere il box e me lo ritrovai in giro per la scuderia, a venirmi incontro camminando e trottando. Piansi ancora. Dalla felicità"...

(Uriele, di proprietà del Conte Paolo Orsi Mangelli, allenato e guidato da William Casoli, la sera del vittorioso Gran Premio Nazionale e, sotto, in coppia con l'Onorevole Dottor Ercole, giubba di Lady M, a Broni in un gran premio amatoriale vinta nonostante la resa di metri)

Qui mi sa che i miti diventano due, lui e il cavallo...

"Un vero eroe, attaccato alla vita e anche a noi. Lo feci approvare come stallone privato e gli regalai qualche monta, qualche sfizio e piacere con alcune bellissime giumente. Visse, sempre con noi, in famiglia, fino a 33 anni"...

Mica male per un cavallo che poteva solo essere soppresso. Aimone e Poviglio?

"Aimone lo comperai dall'Allevamento Assia quando si fece male Uriele. Curiosamente anche lui aveva corso e benissimo il Nazionale, arrivando terzo. Con lui vinsi diverse corse e non ci fu mai, da parte di Uriele, segno di gelosia, anzi; anche se sono convinto che un pochino, sotto sotto, la pista e le gare gli mancassero -racconta - Poviglio invece lo acquistai alle Aste di Settimo, nel 1978 e lo domò mio padre proprio a Broni. Fece la qualifica a Milano con il 'Gubella' e poi andò a Trieste per le corse ufficiali, ma a 5 anni me lo riportai a casa, a Broni, per averlo vicino e correrci io. Una volta chiusi gli ippodromi amatoriali lo misi in un paddock tutto per lui e visse serenamente a casa nostra, anche lui fino a 30 anni"...

(Aimone e, sotto, Poviglio, sempre con in sediolo Cesare Ercole)

Due mogli e tre figli ("i due maschietti, ahime, non hanno ereditato nemmeno un'unghia della passione per i cavalli, ma mia figlia Letizia ci va matta, va a sella ed è stata perfetta -scherza- come scusa per poter tornare a comprare un cavallo") non è forse più tempo di aprir scuderia -ma mai dire mai- però il mese scorso il Doc è tornato dietro le ali di un'autostarter ("la vita è stupenda -si lasciò scappare con il suo avversario- dietro al culo di un cavallo") per un test di rientro e l'ultima domenica di ottobre tornerà addirittura a correre.

Tutta colpa, cioè anche qui merito, di Roberto "King" Mazzucato che dopo anni lo ha riportato a Montechiarugolo, unico "superstite" tra gli ippodromi amatoriali: "Non sapevo neppure -ammette- esistesse ancora ma non appena ne ho conosciuto il proprietario, Rolando Paterlini, uomo di straordinario valore, di grande ricchezza non solo economica e di meravigliosa carica umana e semplicità, ho capito perché ha resistito nonostante il colpevole disinteresse dell'ippica e della politica ippica. Una pista magnifica e curatissima, le scuderie dove ho ritrovato anche il Gigi Ballotta e ci siamo riconosciuti al volo, come ci fossimo lasciati in mattinata e invece erano, sono, passati soltanto 30 anni e un ristorante specialissimo, gestito da un uomo speciale come il Morini, gentleman del trotto che al Castello ha fatto abolire la frusta e che a tavola serve delle prelibatezze da far pace con Dio sia se ci credi sia no e che se ti capitano a portata di bocca il piacere ti arriva subito fino al cuore"...

(Nella foto sotto il mitico Cesare con la moglie Pinuccia, compagna anche di avventura politica. "A casa comanda lei ed è meglio così", scherza lui)

"Ecco - riparte, ormai come un vero e proprio fiume in piena- all'ippica ufficiale prima dei soldi (che infatti prima c'erano eccome, ndr) sono mancati senza voler scadere nel retorico, il cuore e la capacità di tenere, rimettere, il cavallo al centro, cominciando proprio dal suo benessere. Senza i cavalli al centro non si può pensare di fare dell'ippica un prodotto vendibile, di tornare ad avere ippodromi pieni. Invece tutti, o quasi tutti, a pensare solo al proprio portafoglio, a spartirsi una torta che, come vogliono le leggi dell'economia, è diventata sempre più piccola. E qualcuno vorrebbe che adesso a rifarla ci pensasse lo Stato, che poi sono i cittadini e, di quest'ippica, non hanno certo bisogno. E' proprio da un concetto chiaro e facilissimo da comprendere che si può e si deve ripartire: il mondo esterno non ha bisogno delle corse dei cavalli mentre le corse dei cavalli hanno bisogno del mondo esterno. Quindi deve riconquistarlo, ed è possibile solo rimettendo appunto al centro il cavallo e riportando aria di sport, passione e bellezza in tutto il settore. Poi certo servono riforme, idee, progetti, managerialità e coperture finanziarie, ma prima di tutto al centro il cavallo e fuori dall'ippica autoreferenzialità e chi l'ha portata al collasso". .

(nella foto sotto Cesare Ercole con il neo ministro dell'Agricoltura -e quindi dell'ippica- Gian Marco Centinaio)

Memoria e Storia sono importanti per qualsiasi settore. Tanto da condividere con l'amico Paolo Vezzani ("Un po' il Louvre delle foto ippiche") la passione per gli sguardi d'Antan. E i due gran premi che gli sono entrati -e rimasti- negli occhi sono il Nazioni di Fury Hanover e il record del mondo di Nad Al Sheba, stabilito a San Siro nel Nazionale 2010.

(Sopra il video di Nad Al Sheba al record del mondo e, sotto, l'Onorevole Dottor Ercole con Paolo Vezzani)

 

Manca davvero poco al 28 ottobre e al Palio dei Comuni & delle Scuole di Montechiarugolo, in quel magico Ippodromo fuori dal tempo ("Per avere e costruire un futuro servirà, al di là, imparare anche dal bello del passato. E non ripeterne più il brutto", dice con chiarezza) e la domanda è se come tutti i cavalli del mondo, in qualche modo -e in quale- il Doc senta la corsa?

"Mentirei se dicessi che c'è distacco. Anche se per carattere fossi freddo, a parte che per le cose cui tengo non è facile esserlo, non potrei comunque perchè la mia rentree è un evento, una festa, per tutta Broni. Pinuccia aveva addirittura pensato a un pulmann di amici e comunque correrò per il mio Comune, su ingaggio e delibera arrivata direttamente da giunta e sindaco. Mi sono anche fatto stampare il gonfalone di Broni sul casco. Io magari sarò un pochino arruginito e il mio cavallo, Toscanini, per quanto ne so ha dei precisi limiti rispetto a più di un avversario, ma intanto è bravo e simpaticissimo e poi noi il cuore ce lo metteremo tutto e comunque vada ci divertiremo un mondo. Lui a correre senza frusta e io a rivedere, come un dono, la pista e il mondo dietro al suo nobile sedere"...

Che tipo, l'Onorevole Dottor Cesare Ercole. Speriamo solo non sia juventino... 

 

 

 

 

  

  

 

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10.18% Sergio Brighenti, il Pilota

6.79% William Casoli, il Professore

3.68% Edoardo Gubellini, il Gubella

3.96% Giancarlo Baldi, Tamberino

2.69% Carlo Bottoni, il Sorcio

6.79% Vivaldo Baldi, Decione

4.53% Nello Bellei, Ivan

10.18% Marcello Mazzarini, l'Ottavo Re di Roma

2.69% Anselmo Fontanesi, il Morino

12.02% Enrico Bellei, il Cannibale

0.71% Lamberto Guzzinati, Lambretta

1.41% Walter Baroncini, il Mago

3.54% Gian Paolo Minnucci, Jean Paul

1.70% Armando Pellicci, Er Pomata ("io c'ho i ritagli")

7.07% Pietro Gubellini, Pippo

6.22% Vittorio Guzzinati, Toscanini

2.83% Giuseppe Pietro Maisto

8.20% Roberto Andreghetti, Roby

2.69% Biagio Lo Verde

2.12% Pasquale Esposito jr

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