A briglia sciolta

Di quando (e soprattutto di come) Massimo Pierini si diede all'ippica

8 Ottobre 2018

Correva l'anno 1983 e all'Arcoveggio, correvano, come sempre i cavalli del trotto, brocchi e campioni...

Da quelle parti, in un appartemento affittato agli studenti non bolognesi, era venuto ad abitare dalla marchigianissima Civitanova l'universitario Massimo Pierini, appassionato più di ragazze e bevute, di buon mangiare, che di sport in generale, men che meno di ippica, nonostante l'ippica, in quegli anni, fosse, ancora, piuttosto in auge e nonostante, proprio nella sua Civitanova esistesse un magnifico ippodromo di trotto, quello del Capitano Mori, con tanto di allevamento importante (quello della sigla Mo) e addirittura di Museo storico. 

A mantenergli studi ed affitto, il severo ma affettuoso papà, molto fiducioso verso il ragazzo, sempre bravo a scuola sia pure non esattamente un secchione, anzi, per via delle distrazioni di cui sopra piuttosto alterno, nel rendimento. La testa comunque c'era, sicuro. E poi per un padre i soldi spesi per i figli sono sempre e comunque i migliori investimenti possibili, specialmente quelli "investiti" nella loro istruzione claro, ma a ben vedere, anche quelli per farli divertire, in hobby e passioni, cose che nel caso del nostro Massimo -cioè del suo- erano comunque genuine e piuttosto comuni, che non si è mai visto un ragazzo marchigiano cresciuto a mangiar male e bere peggio o, peggio ancora, a non bere...

Telefono di casa con il lucchetto in uscita, quindi scheda o gettoni e via andare, ma trillo preciso in entrata che lo sentivi anche dall'altra parte della casa, cioè il bagno oppure il cucinino perché non è che stiamo parlando della Torre degli Asinelli o la Nasa, siamo in un bilocale, tra l'altro più vicino alle scuderie dell'Ippodromo che al sontuoso Ateneo di Bologna. 

Un bel giorno, di sera, il telefono suona. "Meno male -pensa il Pierini- a casa hanno finalmente capito a che ora ci sono, in casa, così domani non devo chiamare io e spendere soldi per farmi mandare dei soldi"...

Invece no, non chiamavano da casa Pierini: "Buonasera Massimo. Sono il direttore della sala corse -allora si chiamavano così, non erano ancora diventate Agenzie Ippiche o, decisamente peggio (data la messa all'angolo dell'ippica) punti scommesse- so che sei a Bologna per studi, ti andrebbe di lavorare per noi lì a Bologna, due giorni alla settimana?".

"Beh dipende"...

"Da cosa?"

"Principalmente da tre cose -fece Massimo, che solo in quel momento aveva capito che con relativa certezza non si trattava di uno scherzo di qualche suo amicone del bar sotto casa- da che lavoro si tratta, da quali sono i due giorni e dalla paga"...

"Il lavoro è semplice: noi ti diamo un milione da puntare, alla Spati o all'Ippodromo in modo che alcuni cavalli paghino una quota accettabile ma inferiore a quella che farebbe saltare il banco, all'interno di un range indicato. I giorni sono il martedì o il giovedì e, sempre, la domenica pomeriggio. Due pomeriggi senza università. La paga è di 400mila lire (di allora, mica noccioline) al mese. Anticipata"...

Affare fatto. Andata. Partiti. E tra la Spati e l'Ippodromo non ci fu quasi mai partita: intanto l'Ippodromo era vicino a casa, poi stavi all'aria aperta e poi ci trovavi anche un po' -la domenica un bel po'- di gnocca, perchè cavalli e belle ragazze sono scommesse -e, appunto, bellezze- che spesso girano in coppia...

Fu così che il Pierini junior cominciò a studiare i flussi del gioco e a piazzare due o tre gambette (centoni) in apertura sulla terza, altrettante dopo la seconda e poi quattrocento alla settima e via di seguito. Tutto fila liscio, nel migliore dei modi, settimana dopo settimana, mese dopo mese, almeno fino a Cristina...

Cristina, la sportellista del totalizzatore dell'Arcoveggio. Bella come sole e, per Massimo, del sole più calda e scottante. Tanto che poco poco effettua il primo scarico sulla cavalla del giorno, le prime 300mila, fino a mandarla netta favorita prima della prima corsa ma poi convince Cristina a uscire a prendersi un gelato. Gelato che va un po' lungo, dura sei corse, inclusa quella della cavalla del giorno, che invece di pagare 4 paga 8 e, soprattutto lui riscuote "solo" 2 milioni e quattro invece dei quasi cinque se sulla cavalla ci avesse davvero messo altre 300mila lire, come avrebbe comunque dovuto far credere al tipo della sala.

Bene, cioè ovviamente male, tanto che poco poco i soldi vanno tutti su un piazzato alla pari alla settima, che meno male -cioè bene- vince e così se l'onore non è del tutto salvo, almeno il portafoglio lo è e, diamine, Junior da speculatore per conto terzi è diventato il più temerario dei giocatori di cavalli. Come ebbe a scrivere Valentino Rossi: "pensa se non ci avessi provato"...

La fortuna aiuta gli audaci, insomma. Ma non riesce a placare i sospetti di Pierini senior, che da mesi non riceve dal figlio richieste di soldi.

Tanto che poco poco Senior piomba a casa di Massimo e lo aggredisce: "Tu spacci o cosa cazzo combini, adesso fai la valigia e si torna a casa,"...

"Ma no papà, quale spaccio? Io faccio gli aggiotaggi all'Ippodromo"...

"L'aggioche?", chiede Senior comunque in parte già sollevato...

"Vieni, oggi andiamo insieme alle corse e ti rendi conto di persona"...

Non si è mai visto padre più contento di Senior nello scoprire che un figlio andava alle corse e puntava. "Robb da matt", avebbe detto 'Mister King" Mazzucato se fosse già stato amico di Junior come lo è diventato poi...

E da scommettitore il salto dello steccato a diventar proprietaro fu breve, per Massimo: "insieme a un amico comprammo, per 2 milioni, Aforisma, una cavalluccia -ricorda- che aveva vinto una corsa a vendere". Lui -e l'amico- si presero dei matti da chi ne capiva.

Ma la fortuna aiuta gli audaci, l'abbiamo già scritto, e Aforisma vince per loro due corse con il premio "arricchito" dal Totip dopodiché arriva anche l'acquirente che vuole a qualsiasi costo la cavalla. A qualsiasi costo? Allora la sparano lì: 5 milioni. E il tipo dice sì e paga cash.

La sorte hai i suoi trucchi, trabocchetti in cui cadiamo quasi sempre: così facile guadagnare con i cavalli? E ne comprano altri. 

Che ovviamente costano più di Aforisma ma vincono meno...

La verità è che fortuna e sorte contano, per Massimo, meno di zero: il virus letale e stupendo della passione ippica gli è entrato nel sangue. Non n può fare a meno. Anzi prima raddoppia e diventa anche allevatore poi addirittura triplica e si trasforma in gentlemen driver, prende cioè, anche a guidare in corsa (nella foto sotto Pierini vittorioso nella sua Civitanova alla guida di Rainbow Bi, dell'amico Riccardo Del Papa) 

Robb da Matt, direbbe quell'altro (che pure ha allevato ed è stato proprietario di tanti cavalli e anche qualche campione). Fatto sta che a Bologna si laureò con il massimo (nomen omen) dei voti e nei tempi che anche Senior ne andò sempre fiero, ma, di Bologna, Junior ricorda soprattutto tre cose: il profumo di Cristina, l'odore acro delle scuderie dell'Arcoveggio e il rumore degli zoccoli con i cavalli lanciati in partenza e in arrivo. 

Indimenticabile. E non intendiamo Cristina... 

 

 

 

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0.70% Lamberto Guzzinati, Lambretta

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1.81% Armando Pellicci, Er Pomata ("io c'ho i ritagli")

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6.12% Vittorio Guzzinati, Toscanini

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2.64% Biagio Lo Verde

2.09% Pasquale Esposito jr

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