Il borsino di Foà

Juventus sempre peggio, per non dire di Fiore, Inter, Roma e degli arbitri (non del Var)

29 Gennaio 2018

Cominciamo con il dire che dopo questo turno di campionato molti, se non tutti, si sono scagliati contro il Var sfogando, in qualche caso, alcune frustrazioni da mogli trascurate, chiedendone l'abrograzione.

Assurdo, questa volta più delle altre, perchè prima di tutto -eccezion fatta, forse, per un caso- l'accusa principale è il mancato intervento, ovviamente impossibile una volta eliminato e in seconda -importante- battuta perché dietro a ogni macchina c'è sempre un uomo -e in questo caso pure più d'uno- quindi è come prendersela con il tostapane perchè non ti ha fuso il formaggio del tost quando tu ti sei dimenticato di accenderlo.

In più, cioè in meno, a volte -come per esempio in Crotone vs Cagliari Tagliavento, che non può nemmeno scaricare le colpe sul guardalinee- è proprio l'arbitro a non volersi mettere in discussione. 

Sul Var ci sarebbe una cosa sola da fare: due richieste per tempo a ogni allenatore, così che uno la tecnologia verrebbe a far parte dello spettacolo e due le scelte della panchina sarebbero premianti o penalizzanti per la propria squadra. In molti sport si utilizza così e va benissimo, ma, per favore, non prendiamocela con un monitor se l'arbitro avvantaggia il Napoli contro il Bologna o se quasi nessuno -neppure i laziali- si accorge che Cutrone segna di mano e Cutrone stesso ha la faccia di esultare e pensare in cuor suo (non nella testa, dove sa benissimo che proprio la tecnologia ne smaschererà la malefatta) di averla messa in culo a tutti e a tutto. 

La cosa più insopportabile sono i lamenti juventini. Che punto primo rubano -pardon, gli regalano- da prima della creazione del calcio se non del mondo e punto secondo anche in questo ultimo scorcio di torneo sono passati a Cagliari con uno scippo -anzi due- in piena "regola" e hanno vinto iri sabato solo grazie alla complicità assurda di due avversari. 

Così, a mente fredda (per modo di dire, scottava per via di un febbrone), l'unica partita più brutta di Chievo-Juventus che ricordi l'ho giocata io da ragazzino ai giardinetti di piazza Po quando e dove a un certo punto dalla finestra la mamma di tal Pimpinelli ha richiamato a furia di strilli e ricatti il Pimpi in casa e lo ha costretto pure a riportarsi su il pallone e voi capirete come ci siamo rimasti; ma, almeno, nessuno aveva pagato il biglietto.

La Juve è scarsa, specie senza Dybala ed è ridicolo che si continui a parlarne e scriverne come di una delle favorite di Champions. Certo, quando sarà il momento, migliorerà e farà appello a ogni risorsa, più o meno lecita, possibile. Ma da qui a pensare che possa battere almeno un paio tra Barca, Real, Psg e City va oltre il sognare, che peraltro è sempre bello e fa bene nella vita, figuriamoci nel pallone che si sa, è rotondo. Non ce l'ho con chi sogna e con i tifosi ma con i cosiddetti esperti, i soliti "saponi" e pennivendoli che spiegano come si sia di fronte a una delle squadre più forti del mondo.

Ieri non benissimo neanche il Napoli, che comunque resta nettamente il favorito per lo scudetto, per il quale deve guardarsi più che altro dall'ambiente e paradossalmente da Sarri che non è simpatico ma è bravissimo a insegnare un gioco però molto meno a cambiarlo, se e quando invece occorre.

L'Inter non è mai stata forte, non ha quasi mai giocato bene e per punti e rendimento è più vicina ai valori reali adesso rispetto a prima, però di così può e deve oggettivamente fare di meglio. Spalletti è più sopravvalutato di Alex Nureyev (il cavallo, non il ballerino che quello sapeva il fatto suo) ma onestamente o per condizione o per impegno, qualcuno sta rendendo ancor meno di quanto potrebbe.

Crolla la Fiorentina, ma già in campagna acquisti -cioè nel suo caso vendite- si era percepita la tendenza a dismettere della società, perde la Roma che qualche problema societario ce l'ha ma soprattutto, dopo i gironi di Champions al top, ha molti giocatori giù di tono fisicamente mentre il Milan batte la Lazio (sia pure con il gol di braccio) e sembra perfino giocare decentemente, ma è solo morale (che conta, per carità) e grinta contro una pericolosa leggerezza laziale. Attenti ai facili entusiasmi: il Milan non ha campioni e quindi a tre o quattro partite vinte potrebbero seguirne quattro o cinque senza successi. Altra considerazione in chiave rossonera: i 250 milioni spesi in estate era meglio devolverli all'Unicef. Dico in assoluto, lo dic per l'Unicef ma anche e soprattutto per il Milan.

Samp e soprattutto Atalanta si confermano veloci e capaci. Il resto mancia, compresa l'elezione per i vertici del calcio italiano, dove, chiunque vinca, di sicuro non cambierà nulla. Almeno non in meglio,. Anche se fare peggio di così...   

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