Dal campo

Bronzetti, dal bar di provincia al salotto del calcio mondiale

4 Febbraio 2016

Non è facile per un ternano parlare del fatto che Ernesto Bronzetti non c'è più.

L'uomo degli affari impossibili, il procuratore, l'agente Fifa, il consulente per eccellenza. Anzi, l'uomo che la figura del mediatore se l'è proprio inventata. L'uomo partito dalla campagna ternana per arrivare a conquistare il salotto buono del calcio, di "casa" nella grande famiglia del Milan e in quella del Real Madrid, alla corte di Florentino Peres, di cui era uomo di riferimento e consulente personale.



Non gli è riuscito l'ultimo grande affare, quello di riportare il suo assistito e amico Carlo Ancelotti sulla panchina del Milan, dopo averlo consigliato a Florentino Peres per la conquista della "Decima". Sarebbe stato un ritorno romantico, come romantico era lui, che anche se "partito dal nulla e poi arrivato" non aveva mai perso la sua genuinità e la sua schiettezza. Il suo accento ternano portato con fierezza e l'amore per la sua famiglia, che metteva sempre sopra a ogni cosa.



Non è facile parlare di Ernesto Bronzetti che non c'è più. L'uomo che a cavallo tra gli anni '80 e '90 ricostruì dalle macerie (e con due lire) la Ternana più amata degli ultimi 30 anni. E che pochi anni dopo era arrivato a trattare il passaggio di sette palloni d'oro: Stoickov dal Barcellona al Parma, Figo dal Real Madrid all'Inter, Kakà, Rivaldo, Ronaldinho e Beckham al Milan. Senza contare che fu grazie a lui che Bobo Vieri passò all'Atletico Madrid di Jesus Gil.



Per andarsene ha aspettato la fine del calcio mercato, un calcio mercato moscio e senza colpi. Perchè giustamente la copertina sarebbe spettata a lui.

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