A briglia sciolta

Il Derby del calcio "rubato" all'ippica

23 Marzo 2019

di Alberto Foà

C'è Roma-Lazio, c'è il Derby tra Milan e Inter, quello tra Toro e Juve, quello della Lanterna tra Genoa e Samp e poi Chievo-Verona, Perugia-Ternana o Palermo-Catania per dire di due sfide interregionali e non solo stracittadine e via di seguito. Come nel calcio, ogni sport (sentitissimi nel basket e nell'hockey) ha i suoi Derby ed è così dappertutto, nel mondo, tanto che il termine Derby, è in cima alla classifica per universitalità internazionale (tra le italiane figurano bene "pizza", "gondola" e "ciao" e tra quelle di origine veramente latina soltanto "amore" riesce a resistere all'arroganza anglofona, nonostante "love" sia molte posizioni più in alto).

Per andare al primo Derby sportivo bisogna risalire fino al 1780 e darsi all'ippica, disciplina da noi spesso bistrattata ma in moltissimi Paesi promossa e difesa come bene nazionale e grande occasione di festa e, va aggiunto, di business.

Gli inglesi sostengono di avere inventato quasi tutti gli sport (ippica compresa, che invece è di orgine araba): dal calcio (che si giocava in Oriente ai tempi dei dinosauri e che comunque, in Europa, è passato prima da Roma e Grecia, imperi e civiltà più o meno colonizzatrici di altro livello e fattura), al Polo (che è indiano), fino al cricket (idem, in disputa con il Bangladesh) o, per fare un ultimo esempio, il golf che è di origine scozzese e a Londra lo sanno benissimo ma fanno finta di non saperlo. In pratica l'unico sport davvero made in England è quello delle freccette, che si gioca solo nei campeggi e nei pub, specialmente in quelli irlandesi, tra l'altro.

Anche il tea lo hanno semplicemente importato, aggiungendoci solo "l'ora del.." che poi sarebbe la nostra merenda e l'unica cosa loro anche a tavola è il pudding che è una sorta di budino, solo molto meno buono...

Tuttavia, il Derby, inteso come termine per indicare la sfida tra campioni della stessa città o territorio, è veramente inglese che più inglese non si può: colpa e merito di Lord Edward Stanley e di sua moglie Lady Hamilton (Elizabeth, da non confondersi con la Emma famosa per essere stata l'amante di Napoleone), signori indiscussi, appunto, della Contea di Derby, grandi appassionati di ippica e cavalieri provetti.

Dopo aver dato, nel 1979, il nome alla sfida per le cavalle di 3 anni (Oaks, in onore della vecchia quercia cui le puledre dovevano girare intorno lungo il percorso e della residenza di famiglia che prendeva il nome proprio dagli alberi secolari del giardino, grande quasi come l'intera Contea), l'anno successivo fu la volta del grande confronto tra i coetanei del sesso presunto forte, che dovevano misurarsi nella vicina piana di Epsom (dove ancora oggi si disputa il Derby inglese di galoppo, cioè l'unico Derby ippico inglese dato che in Terra d'Albione il trotto non esiste ed è bandito come una bestemmia in chiesa). Il Conte, pardon, il Lord della Contea limitrofa voleva dare anche lui il suo nome alla grande corsa e fu deciso di affidarsi alla sorte e al classico lancio (come per palla o campo, insomma) della monetina: venne croce, il verso scelto da Lady Hamilton (nel ritratto sotto) e il marito vinse, anche se poi perse la sfida, nel senso che la gara prese il nome di Derby e lo conservò nei secoli, allargando concetto e definizione al resto del mondo e di tutti gli sport, trotto compreso, alla faccia loro...

In Italia il Derby di galoppo vanta tra i vincitori qualche carneade (come, per citarne uno solo, Awelmarduk), moltissimi buoni e ottimi, grandi, cavalli e qualche campionissimo (anche del gentil sesso, come per esempio Andreina e Archidamia), cominciando dagli italiani Nearco, Tenerani, Botticelli, Gay Lussac, Sirlad -il sauro volante- e il grigio Tisserand, anche se il più forte di tutti gli assi "sfornati" dal nostro turf, cioè Ribot, non vi prese parte per non esservi stato neppure iscritto...  

Hai mai trascorso una giornata ai cavalli?

Provato almeno una volta i brividi di una corsa dal vivo, in qualche ippodromo?

11.28% Sì, al galoppo

21.66% Sì, al trotto

7.72% No, mai

31.75% Sia al galoppo sia al trotto e preferisco il galoppo

27.60% Sia al galoppo sia al trotto e preferisco il trotto

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