Campioni di ogni tempo

Tony Bin, da umile gregario incompreso a campione assoluto. In pista e come stallone

7 Ottobre 2018

Sopra il lieto fine di un film stupendo e incredibile, quello della vita, della carriera e delle imprese di un cavallo speciale, unico: Tony Bin.

E' il video della corsa che vale il tetto del mondo, il parigino Arc de Triomphe, edizione 1988, dove appunto il purosangue di scuderia e training italiani trionfa, con tanto di festeggiamenti da stadio anche per l'altrimenti flemmatico jockey John Reid, semplicemente perfetto quel giorno.

Da lì, cioè da qui, si parte con una serie d'intriganti flash back, una corsa a ritroso che ci riporta, anzi riporta ai giorni e ai passi da puledro del baio Tony Bin, nato nei verdi prati irlandesi da un papà -Kampala- ormai considerato scadente come stallone e da una mamma, Severn Bridge, bellissima e di ottima qualità genealogiche ma mai vincitrice in carriera.

Per il primo anno e mezzo di vita n pratica solo fieno, erba di pascolo e scorribande insieme agli altri puledri dell'allevamento, poco più, nemmeno un nome sulla capezza per il semplice motivo che a dargli un nome non ci avevano proprio pensato; era, semplicemente, il figlio di Kampala (svenduto nel frattempo in Nuova Zelanda) e Severn Bridge. Tanto sarebbe passato alle aste e almeno il gusto di dargli il nome, al "pollo" che se lo fosse comprato, bisognava pur lasciarglielo, no?

Bene, cioè male per gli altri, perchè all'Asta Goff's di Dublino, nessuno di loro si sbraccia -e in pochi alzano la manina- per portarsi a casa il baio, comunque bello, ben proporzionato, magari un poquito cicciottello e dagli occhi attenti ed espressivi. 

Nessuno o quasi. Uno di quel quasi è l'italiano Giampiero Brotto, veterinario e in qualche maniera manager per conto della scuderia White Star, quella famosa per essere dell'allora -siamo a metà degli anni 80- potente Luciano Gaucci e, secondo voci più o meno accreditate, del certamente più potente e molto appassionato Giulio Andreotti, nonchè dei vertici della Roma calcio. 

Brotto lo acquista per 3mila ghinee, circa 7 milioni della nostra inflazionata liretta e lo porta in Italia, da Gaucci e da quel vecchio marpione del Sor Luigi (che di cognome fa Camici, come il fantino di Ribot, che è suo cugino) che lo prende in doma e in cura senza particolari entusiasmi ma con una certa fiducia "perchè -dice al proprietario forse anche per non esaltare la scelta del vet- ha comunque dei gran bei occhi e uno sguardo attento, intelligente"...

Un bello sguardo ma nessun nome. Quello ce lo mette Gaucci jr (quello che verrà tradito dalla donna che diventerà l'amante del padre, poi abbandonato a sua volta appena caduto in disgrazia per Gianfranco Fini, roba che vista la fine di Fini delle due l'una: non è esattamente fedele, questa Elisabetta Tulliani, oppure porta un po' sfiga. Meglio ancora, cioè ancora peggio, le due cose insieme...

Cazzi suoi, per l'appunto, semmai loro....

Quindi Gaucci jr è a Parigi con la "Ely", che se lo porta al "Louvre" che ai tempi vedersi la "Gioconda" era "in" come adesso farsi un selfie con Rovazzi. Bene, cioè male, perchè proprio davanti al quadro di Leonardo c'è un pittore anzianotto che con tanto di cavalletto ne sta facendo l'ennesima copia, un autentico falso d'autore e vuole venderlo a Gaucci per un milione e mezzo di lire. Lui, manco fossimo a Napoli o in spiaggia per "lo cocco fresco" negozia alla grande e se lo porta a Roma per un milione. Il quadro, non il pittore, che quello era veneto e si chiamava, appunto Tony Bin, roba che, alla fin fine, a guadagnarci la fama è stato il "falsario"...

Il debutto, subito vittorioso, nel settembre dell'85; in una corsa come tante poi un secondo successo che gli vale il tentativo nel classico Gran Criterium a San Siro, sia pure più che altro in appoggio "tattico" al compagno di colori Alex Nureyev, anche lui imbattuto ma pagato da puledrino gusto un cicinin di più -circa quasi un miliardino- di Tony Bin, occhi belli inclusi ma genealogia (e forse nome) di altro lignaggio.

Il favorito è uno straniero, Ozopulmin, che a un certo punto parte all'attacco ma non può rifiatare perché Tony lo aggredisce e lo costringe alla resa a traguardo ancora lontano. A quel punto, secondo i piani di scuderia, sarebbe dovuto entrare in scena Alex, il ballerino, ma mentre quello è buono solo per "Chi l'Ha Visto", scena e trionfo sono tutte per un outsider, tale Tanque Verde, eroe di un sol giorno (per colpa di problemi respiratori) con in sella Steve Cauthen, americano prodigio. 

Il Tony è incredibilmente ancora terzo, dopo quei parziali fuori posto, dopo le fatiche da gregario tipo Benetti per Rivera nello stadio accanto, dopo essersi trovato davanti troppo presto, cosa che lui non gradiva affatto e magari diceva anche, con quegli espressivi, ma per capire i cavalli servono anime non speciali, di più.

La carriera a 3 anni non è delle più fortunate, ma almeno il sor Luigi ha intanto rimesso in ordine i valori e le gerarchie in scuderia e quando il cavallo finisce quarto nel Derby nonostante galoppi addosso a un avversario e quasi finisca per le terre, sussurra alle orecchie di Gaucci senior che "Di cavalli così ne ho allenati pochi, con questo vinciamo presto i gran premi veri".

Invece il primo trionfo in un gran premio tarda -e non poco- ad arrivare: terzo nell'Italia dove -valli a capire gli uomini- corre addirittura in testa e poi in autunno avanzato è secondo nel Jockey Club, un po' perchè quella non è, a quei tempi, "una corsa per giovani" e un poquito perchè dall'estero arriva a prendersela, la corsa, un certo Antheus, mastino comunque di valore assoluto.

Pian piano anche ai suoi uomini -anche e forse soprattutto grazie a Luigi Polito, che gli faceva da morning-jockey, cioè dal fantino che gli saliva in groppa tutte le mattine e lo seguiva come un'ombra in ogni trasferta ma cui non vnne mai data la possibilità di montarlo al pometiggio, in gra- capiscono in che schema il Tony va veramente forte: corsa all'attesa, coperto, e scatto finale al fulmicotone. Uno speed imparabile, almeno dagli altri purosangue in attività in Italia.

Con quella tattica ecco i primi veri botti: vince l'Ellington a mani basse, sempre a Roma conquista il Presidente della Repubblica e a San Siro si prende il "Milano" dimostrando anche ai più scettici di valere i migliori campioni -e contesti- internazionali.

Si parte quindi per la Francia -dove si è secondi a Saint Cloud- e per l'Inghilterra, destinazione Ascot, il tempio del turf, per le King George, la corsa dei diamanti, il fulcro europeo d'inizio estate, con in sella un francese d'Italia, Michel Jerome. 

La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo e il Tony in aereoporto inciampa e cade; finisce su un pezzo di vetro che gli fa perdere molto sangue e lo indebolisce, oltre che psicologicmente (intelligentissimo, e quindi anche molto sensibile e fregile) proprio nel fisico e nelle energie. Nonostante questo si corre e anche se non ci sono le condizioni per salire sul podio il nostro (sarà anche stato dei Gaucci e/o di Andreotti ma i campioni sono di tutti quelli che li amano) si batte e si sbatte alla grande correndo con onore.

In autunno, a Parigi, c'è l'Arc de Triomphe, la corsa delle corse, il campionato mondiale tra le prove europee. E il Tony vuol esserci, merita di esserci. Rientra in Italia con una bella vittoria, sia pure contro la scimmia e il pappagallo, tanto che uno che di galoppo ne capisce veramente, l'allibratore Sergio Antonini, uomo dall'intelligenza straordinaria e dal fiuto eccezionale per le scommesse impossibili, punta sul Tony a tutte le quote, in Italia ma soprattutto in Inghilterra dove arriva a spostare le quote a mettere un pizzico di timore ai maggiori bookmaker. 

In sella c'è Cash Asmussen, americano che ha saputo vincere in ogni dove e in tutti i continenti. Ha in testa la freddezza di un Superpolo e le mani calde, sembra la monta ideale per il Tony, che deve aspettare il più possibile e poi scatenare l'inferno. Il cavallo da battere è Mtoto, che è inglese di training ma di proprietà saudita e che ha degli occhi belli quasi come quelli del Tony (video sotto) e un finish come il suo, forse meno secco ma più prolungato. 

Bene, cioè male, perché il Tony batte, anche nettamente, Mtoto ma è anticipato da Trempolino, asso francese che gli sfugge di netto e manda al rimando i sogni di gloria e trionfo e in bianco il buon Sergio, felici solo gli sciovinisti francesi; e i book inglesi che hanno fatto "lo zero" incassando una fortuna con le sterline puntate su Mtoto e le lirette arrivate al seguito dell'italiano. 

  

Asmussen non ha colpe, esegue gli ordini alla perfezione, semmai furono gli ordini a non essere perfetti, ma il Tony ha ancora 4 anni e avrà altre occasioni per riprovarci, si tratterebbe solo di aver pazienza, con un cavallo che è ormai nell'elite del galoppo che conta.

Pazienza un corno. Dopo l'Arc -e il viaggio di ritorno- il Tony fa tappa a San Siro, dove vince in scioltezza un'edizione del Jockey Club autarchica e stringata dove secondo termina l'inossidabile Walid, cavallo con una storia tutta da raccontare legata anche al suo gentleman Pinuccio Molteni e siccome fa poca fatica eccolo partente a Capannelle, nel Roma, sui 2800 metri, che in teoria potrebbero non essere un problema ma lo diventano in pratica proprio a causa dei timori sulla tenuta del cavallo. Ad Asmussen viene fatta una capoccia tanta: mi raccomando aspetta, non scoprirlo prima del dovuto, però non farteli scappare, cura questo, marca quello"...

C'è chi dice che l'Americano tirò indietro, prese i soldi dal banco facendoli perdere a tutti e facendo saltare tutti i multipli di giornata arricchendo le sale corse. Altri giurarono di averlo visto ubriaco a notte fonda e in compagnia dolce ma non proprio rilassante in qualche trivio e quadrivio (dove evidentemente loro, c'erano di sicuro). Più facile che punto primo Asmussen uscì semplicemente pazzo per surplus di info e disposizioni e, punto due, anche un campione come il Tony avesse diritto di essere stanco, dopo tanto correre -e soprattutto girovagare- per le piste (e i cieli, le strade) d'Europa.

Non la pensano così in scuderia e ancor meno Gaucci, che è uno Zamparini solo più basso e rotondo (tanto che sul Tony sono saliti, oltre a Polito, Ficuciello, Depalmas, Jerome, Samani, Cauthen, appunto Asmussen ed Eddery, Reid, Dettori e Swinburn) e cambia il manico: fuori Cash e dentro "Pattone" Eddery per la nuova stagione.

Con Eddery Tony Bin vince ancora il Presidente della Repubblica e riconquista il Milano, alla grande. 

Si riparte per Londra, per Ascot, per le King George. E per inciso, stavolta, l'Antonini ne mette tanti. Ma proprio tanti, anche perchè la quota è sbagliata perchè in tanti considerano imbattibile Unfuwain e soprattutto perchè, parafrando Andreotti, "Il gioco logora chi non lo fa"...

Eddery monta benissimo Tony, anche se è costretto a qualche "passaggio" di troppo, ma a frenarne parzialmente il finale ci pensano i saliscendi di Ascot e forse una giornata non del tutto "vogliosa" del cavallo (che appunto è un cavallo, non una macchina e come tutti gli esseri viventi può avere qualche cavolo suo, dal mal di pancia a un pensiero d'amore) e alla fine è "solo" terzo, quasi a ridosso di Unfuwain che comunque perde, nettamente da Mtoto, facendo fare un'altra volta "lo zero" ai bookmaker perché la punta inglese ha marciato solo Unfuwain e gli italiani unicamente il Tony.

 

Il Sergio va ancora in bianco, perchè capire è un lusso ma a volte non basta, e Gaucci torna lo Zamparini di prima: "Eddery ha montato da cane, si è fatto murare (quando e dove? Giudicate voi, il video è qui sopra, ndr) e su Tony Bin non ci mette più il culo"...

Fuori Pat e dentro John Reid. flemmatico e "stiloso" al contrario di Eddery che si scomponeva spesso pur di mirare al sodo.

A settembre il Tesio, dominato dopo che un'intera squadra di giapponesi lo visita per comprarlo tipo turisti al Cenacolo ma il loro vetrinario dice "No", perchè trova un nodello molto a rischio. 

Si riparte per Parigi, quindi, battendo ancora bandiera giallorossa e tricolore. Stavolta il favorito è di nuovo Mtoto, portacolori dello sceicco ma sono considerati anche Kahyasi che appartiene all'Aga Khan, Diminuendo, la stessa Unfuwain (che è di un altro sceicco), Triptych (che è una figlia della campionessa francese Trillion ma è allevata dal petroliere americano Nelson Bunker Hunt e appartiene a un uomo d'affari concorrente di Hunt ed è allenata da un belga) e anche le cheval italien, come lo chiamano lì, cioè Tony Bin, appoggiato da tanti, ma non dall'Antonini che uno si è rotto le palle di perderci soldi, due in mezzo a 24 cavalli può succedere di tutto e la quota non vale la classica candela, cioè il gioco. Anzi, lo banca...

Com'è andata a finire lo si è visto nel video all'inizio: Tony scatta al momento giusto e respinge di un'iincollatura il gran serrate di Mtoto, salendo sul tetto del mondo. Alla faccia del grande Sergio (una bestia nera non fa primavera, quasi tutte le altre volte ha avuto ragione lui) e dei giapponesi, che probabilmente avranno costretto all'harakiri il veterinario...

Morale: primo e secondo i due cavalli dagli occhi più belli, con terzo il primo dei francesi, la grande sorpresa Boyatino. Medaglia d'argento all'inglese e vero triomphe per Tony Bin, il baio comprato per pochi spiccioli.

Una scena che in Francia non avevano ancora visto, all'ippodromo: la corsa dei Gaucci e le urla di gioia, le scene da stadio, l'esultanza che coinvolge e travolge tutti (tranne Reid, che al massimo stringe la mano al proprietario e sorride a chi lo acclama, perchè che cavolo, lui è british dalla testa ai piedi e lo stile è lo stile), le tv di tutto il mondo che zoommano su quella banda di pazzi che pazzi o no fa molto orgoglio italiano. Tony ha dato tutto, come solo i grandi campioni sanno fare al momento giusto nel giorno giusto, anche quando lo insegui per anni e sembra non arrivare mai.

Tutto questo raccontano i flash back dal lieto fine. Poi c'è un sequel abbastanza corposo.

Dunque Gaucci si gode il successo, lo dedica ad Andreotti e intanto il conto in banca, le somme vinte da Tony Bin arrivano a 3 miliardi e mezzo, roba che uno pensa il cavallo (che riappunto è un cavallo e non un limone) si meriti almeno pazienza se non riposo.

Ma quale pazienza del menga. Tony corre il Jockey a San Siro contro, si dice, se stesso; al limite contro Carrol House (il cavallo che vincerà l'Arc l'anno dopo). E' tutto scritto: la corsa gliela tirerà Phyleor, il battistrada che gli fa da sparring partner al mattino, lui seguirà Carrol House e volerà via tutti nei 200 metri finali con in sella Gianfranco Dettori, il fantino che tutti a Milano chiamano "Il Mostro" sottintendendo "di bravura" perché Reid non può venire. Intanto i giapponesoni, ci ripensano e tornano a visitarlo, con un altro veterinario sia chiaro, e in pratica Zenya Yoshida se lo compra, per quattro miliardini di lire in dollari americani, con la clausola che corra il Jockey per Gaucci e sempre per la White Star disputi la Japan Cup, per poi restare nel Sol Levante, anche e soprattutto come stallone.

"Tutto scritto", per fortuna di tutti, non vale sempre nella vita e purtroppo non vale mai nei cavalli. Per prima cosa Phyleor s'inventa sindacalista di se stesso e si rifiuta di uscire dal box (quindi niente andatura garantita e rischio volata) con la scusa di un brutto ematoma e della pista resa pesante dalla pioggia, che lui detesta, per seconda cosa il Sergio decide di dar via a tutte le quote Carrol House ma gioca altrettanto -si parla di milioni e milioni- su Tony Bin e non è che finora la coincidenza abbia mai portato benissimo e per terza cosa tra i cinque partenti c'è anche un certo Roakarad, carneade oltretutto con il vizio di non sgabbiare, che però è molto più fresco del Tony e ha in sella Jacques Heloury, che è un buon fantino, forse non al livello del Mostro ma di sicuro ha le mani dolci per convincere il suo a sgabbiare... 

Roakarad apre a 20 contro 1, poi sale a 30 ed è qui che io, con il mio scudo -cioè 5mila lire- mi avvicino al picchetto del Sergio e gli chiedo la quota di favore, prima di salire in torretta a fare la cronaca. "Ma come -mi fa- non giochi il tuo Tony?" e io (che contro di lui ci ho preso sei volte in vita, su seimila intendo) prontamente: "Guarda che oggi fa dispersione, Roakarad". L'Anto sorride e sfida: "Se giochi un deca te lo do a cento"...

"Valgono le monetine?"

"Per te sì, un milione per 10mila Roakarad", scrive e detta a chi tiene il "libro"

(il mitico Sergio Antonini e, a destra, Carrol House)

La telecronaca va spedita quasi più della corsa che invece è una marcetta di trasferimento: Roakarad questa volta sgabbia, Tony Bin è un po' sofferente a star terzo, dietro il leader e a Rokarad mentre Carrol si mette tranquillo in coda. Però in curva passa lui, terzo. Entrando in retta e Roakarad balza in prima linea ed ecco che il Tony e il Mostro aggirano Carrol House, scoprendosi forse presto ma per provare a fare necessità virtù. 

Roakarad passa, il Mostro muove le mani e per un attimo avvicina il fuggitivo. Per un attimo e poi non più. Jerome vince il Jockey e io un milione ma, dico la verità, sono dispiaciuto per la figura di Tony Bin. Penso prima "Sono stato uno stronzo a scommettegli contro", poi, subito, "Stronzi sono quelli che l'han fatto correre"...

Vorrei spiegarlo anche ai fascinorosi che accolgono Dettori e il Tony al tondino a lanci di ghiaia, qualcuno li chiama "innamorati delusi", per me sono solo dei cretini e forse anche per quello la spiega sarebbe inutile. Riscuoto, divido il milione tra interno giacca e calzini e corro in sala stampa a scrivere il pezzo per il Corsera.

In sala stampa i saponi di turno: "Dettori ha tirato", "Come si fa a spostare in curva con Tony Bin", "Il cavallo non fa un passo sul pesante" e perfino "Che bomba che hanno dato a Roakarad" per finire con "Sia Tony sia Carrol House dormivano, basta vedere come non galoppano distesi"...

Gaucci ce l'ha con il fantino, Camici, l'allenatore, spiega che in più -cioè in meno- a metà retta Carrol House ha galoppato addosso al loro e lui si è un po' risentito, c'è anche una feritina.

Se volete sapere come l'ho vista io su Dettori (e se non volete pace, lo scrivo uguaglio) credo che se avesse atteso sarebbe arrivato terzo anzichè secondo, perché il cavallo era davvero spento, stanco. E tutto sommato aveva più di una ragione per esserlo...

Ricaricate le batterie si vola in Giappone. Tanti soldi al traguardo e qualche rivale scomodo, ma nessuno con il suo scatto. Tutti si aspettano la stoccata dell'italiano, amici, nemici e semplici conoscenti. C'è un miriade di persone sugli spalti, molti "chiamano" il cavallo con la giubba giallorossa e la stella bianca, sapendo che comunque quel cavallo ora è di Yoshida, è di casa. 

Qualcuno sarà ancora lì ad aspettare, perchè proprio al momento di venir via, di scattare, il Tony si becca una bella storta, che di bello non ha proprio niente e lo relega solo al quinto posto, ma almeno  gli vale il riposo che non sempre gli è stato concesso, anche se stavolta è quello stalloniero.

Il Tony è uno stallone infallibile e per anni capeggia la classifica nel Paese degli occhi a mandorla, sfornando qualcosa come 247 vincitori, su tutte le distanze possibili, dai 1000 ai 3000 metri...

Mica male per un cavallo passato alle aste senza manco il nome, con un padre considerato uno stallone fallito, una madre che non aveva mai vinto, pagato 7 milioni di lire ma capace appunto di fruttare 7 miliardi alla scuderia per cui era stato acquistato...

 

Alberto Caramella Foà

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