Campioni di ogni tempo

Mezzo secolo senza la Farfalla granata

12 Ottobre 2017

di Lorenzo Pulcioni

Era diverso, eccentrico, dissacrante, fastidioso e geniale. Leggiadro sul campo e per questo soprannominato "La Farfalla". Scomodo per la stampa che lo massacrava perchè portava i capelli lunghi, la barba incolta, i calzettoni abbassati. Ma per i tifosi era semplicemente "il quinto Beatles" e il "George Best italiano".

Gigi Meroni, l'ala destra del Torino morto a soli 24 anni in un incidente stradale il 15 ottobre del 1967, era famoso per il suo dribbling ubriacante, ma non solo. Era famoso perchè per le vie di Torino la gente lo vedeva passeggiare portando al guinzaglio una gallina. Era artista anche quando prendeva tempere e pennelli e dipingeva, lui che di famiglia povera e orfano di padre, prima di diventare calciatore si guadagnava da vivere disegnando cravatte.



Era scomodo perchè conviveva con Cristiana Uderstadt, una ragazza di origine polacca figlia di giostrai, che era ancora formalmente sposata con un regista romano, sebbene in attesa di annullamento del matrimonio da parte della Sacra Rota, in un'epoca in cui in Italia non era stato ancora introdotto il divorzio. E per questo la Diocesi di Torino si oppose al funerale religioso di un "peccatore pubblico" e criticò aspramente don Francesco Ferraudo, cappellano del Torino Calcio, che lo celebrò comunque.



In 20.000 e più parteciparono ai funerali in un lutto che scosse la città intera. Al carcere Le Nuove di Torino alcuni detenuti fecero una colletta per mandare fiori. La settimana dopo il funerale, il Torino affrontò la Juventus nel derby della Mole. Nel silenzio di entrambe le tifoserie, un elicottero inondò il campo di fiori. Il quarto gol di un 4-0 che mai c'era stato e mai ci sarà più fu segnato dal giovane Alberto Carelli che aveva ereditato quella pesantissima e sublime maglia numero 7.



A Meroni sono dedicati vari libri, tra cui quello di Nando dalla Chiesa La farfalla granata, diverse canzoni, come Chi si ricorda di Gigi Meroni? degli Yo Yo Mundi o Gigi Meroni di Filippo Andreani, e una poesia di Ermanno Eandi inserita nella sala dedicata a Gigi Meroni nel Museo del Grande Torino. A suo nome sono intitolati diversi club sportivi.



Ancora oggi, ad ogni vittoria del Torino i tifosi portano un mazzo di fiori nel punto dove fu investito. In quel punto nel 2007 il Comune ha collocato un monumento commemorativo. Il programma di Rai Tre, Sfide, gli ha dedicato un paio d'anni fa un commovente ricordo. La Rai ci ha fatto pure un film con protagonista Alessandro Roja. Nessuno lo ha dimenticato. Peccato che non ne nascerà mai più un altro, di Gigi Meroni.

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