Campioni di ogni tempo

Il Mundial di Pablito, 35 anni dopo il trionfo

11 Luglio 2017

di Lorenzo Pulcioni

Due giorni fa la ricorrenza degli undici anni del Campionato del Mondo di Berlino. Analogie e differenze con il titolo di Spagna e di Germania. L'11 luglio 1982, 35 anni fa, l'Italia si laureva campione del mondo in Spagna. Un eroe su tutti, il capocannoniere del torneo Paolo Rossi.

Pablito a distanza di tutti questi anni ricorda quale fu il suo primo pensiero al fischio finale dell’arbitro in un'intervista rilasciata a Umbria24: "In un nanosecondo rividi tutto il nostro mondiale. Penso che se 35 registi bravi si fossero messi insieme per realizzare un film come quello, non ci sarebbero riusciti. Al pensiero mi viene la pelle d’oca".

Anche perché alla partenza della squadra per la Spagna erano fischi e critiche a valanga: "Io non andavo neanche con le spinte, non riuscivo a fare gol nemmeno a un metro dalla porta. La stampa voleva che restassi in panchina. In effetti non ero in grande condizione, ma quelle critiche erano esagerate".

E pensare che è stato l’eroe del mondiale a dispetto di due anni di inattività per la squalifica e di quattro interventi chirurgici alle ginocchia: "Un record anche quello. Erano i tempi in cui chi si fratturava un menisco si vedeva aprire le ginocchia come si fa con le arance. Tre menischi saltati, già prima di debuttare in Serie A, ai tempi delle giovanili della Juventus, eppure qualcosa di importante ho fatto anche io".

Torniamo al mondiale. Viaggio di ritorno in Italia: Zoff e Causio che sull’aereo giocano a carte con Pertini. Rossi dove si era infilato? "C’ero, c’ero anche io. Gli anziani mi dettero la gioia di tenere la coppa con me per più di mezz’ora. Ho le fotografie nell’album di casa. Arrivato a Fiumicino, c’era una marea di gente che ci accolse e la sera l’ospitata alla trasmissione televisiva di Minoli. Lì in studio trovammo tanti attori, tra questi Paolo Villaggio, Antonello Venditti. Il giorno dopo venimmo ricevuti al Quirinale".

E poi la festa a casa sua a Prato: "La mia famiglia aveva sofferto tantissimo per la squalifica del calcio scommesse. Sapevano che ero innocente e mi accolsero in lacrime. Fu per me una grande gioia aver regalato a mia madre e mio padre Vittorio quella soddisfazione".

Ricorda anche come andò la vacanza: "Ero braccato, non potevo uscire di casa, i tifosi mi inseguivano, la popolarità era cresciuta a dismisura, un fatto di costume, l’orgoglio di essere italiani. Ricevetti una telefonata dal presidente della Sampdoria Mantovani che mi invitò in una sua villa sulla Costa Azzurra, ad Antibe. Una vacanza che ricordo come fosse ora, conobbi bella gente, feci amicizia anche con i figli del presidente".

Dopo tanta gloria, il ritorno alla realtà, al campionato, l’impatto con Boniperti per l’ingaggio: "Che roba! Avevo vinto il Mondiale, ero stato capocannoniere e Boniperti sminuiva tutto, mi offriva 125 milioni lordi. Sul contratto la somma era già scritta a matita, avrei solo dovuto firmare. Senza discutere. Con Tardelli e Gentile ci rifiutammo, erano tempi che anche un campione non aveva alcuna tutela. Dichiarai che dovevo pensare al futuro di mio figlio Alessandro e non mi sono mai pentito, anche se pure allora c’erano tensioni sociali, gli operai della Fiat erano in sciopero per i salari".

La ricorrenza dei 35 anni va festeggiata: "Un brindisi in famiglia. Mia moglie Federica conosce la mia carriera a menadito, ma anche a Maria Vittoria e Sofia Elena le nostre figlie sanno intuito che il loro papà ha realizzato qualcosa di importante quando era calciatore. ‘Papà, perché guardi sempre le partite di calcio?‘, continuano a ripetermi".

Analogie e differenze con il titolo di Spagna e di Germania? "La nostra vittoria è rimasto nella memoria storica della gente, anche se i mezzi di comunicazione erano assai diversi e sono passati molti più anni. La verità è che vincemmo contro tutto e tutti, smentendo qualsiasi pronostico. In ogni caso qualche analogia tra i due mondiali c’è, anche Lippi non era messo benissimo. Noi vincemmo anche grazie a Enzo Bearzot, al quale va il mio ricordo perenne. Un grande uomo e un grande allenatore, sottovalutato dalla critica per molti anni, ma capace come pochi di compattare la squadra, sotto il profilo tattico e umano".

Cosa c’è nel futuro di Pablito? "Sto raccogliendo grandi soddisfazioni da una mostra che racconta la storia della mia carriera. Dopo Sirmione, Senigallia e Prato, adesso siamo a Cesenatico. A settembre-ottobre dovrebbe arrivare a Perugia"

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