Campioni di ogni tempo

Domani è San Valentino e sono 15 anni senza Marco Pantani

13 Febbraio 2019

di Lorenzo Pulcioni

Domani è San Valentino, ma sono, soprattutto, 15 anni senza Marco Pantani. Marco Pantani è (al presente) uno di quei personaggi universali capaci di catalizzare l'attenzione e la passione di tutti. E di commuovere per la fine tragica e misteriosa della sua parabola. Epica dal punto di vista sportivo, quanto drammatica sul lato personale.

Un eroe difficile, con i dubbi sugli scandali e sulla morte che fatalmente tornano a galla dopo anni. Marco Pantani è stato il campione in grado di mettere d'accordo tutti, ma anche dividere tutti. A partire dal suo stesso mondo, quello del ciclismo. Inevitabile quando si è in assoluto il fuoriclasse più sensazionale del gruppo, ma non si è corazzati da un carattere duro e spavaldo, alla Armstrong per intenderci. Non esistono punti di contatto tra i due e dispiace se l'accostamento potrà offendere qualcuno. L'americano era uno sporco manipolatore che riuscì per anni a tenere in pugno il sistema. Mentre il Pirata un campione fragile e pulite, a cui fu lo stesso sistema a dare scacco matto. "Il campione ucciso due volte" è stato definito Pantani. E forse due sono anche poche.



La prima, il 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, quando da maglia rosa e dominatore del Giro gli venne riscontrato un valore dell'ematocrito troppo alto, che gli costò la squalifica. Ormai troppo facile e scontato parlare di un complotto, chiaro come la luce del sole. La seconda il 14 febbraio 2004, giorno in cui il corpo senza vita del ciclista fu ritrovato in una camera presso il residence “Le Rose” di Rimini. E qui i punti da chiarire sono ancora troppi. Forse non li conosceremo mai. E ci toccherà restare con il ricordo della sua pedalata, dei suoi scatti, delle sue braccia levate al cielo sul traguardo in segno di vittoria. Di quelle parole secche, magiche: "Scatto di Pantani, scatto di Pantani" del grande Adriano De Zan. Ciao Marco.

 

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