Campioni di ogni tempo

Aldone e lo sgup nel sangue e fisso in testa. Un grande maestro

9 Ottobre 2017

Gli faccio uno scherzo e lo scrivo: Aldo Biscardi era tifoso del Napoli. Anzi, lo è, primo perché non muore mai chi vive nel cuore di chi ama e secondo perchè la misura e i segni lasciati nel cammino (e nella corsa) dall'uomo, dal giornalista e dal personaggio non sono certo cancellabili da cose piccole come il tempo e punti non disegnati da noi, come la fine del viaggio...

Amava la vita e il bello, che gli veniva da sorridere a tenere il broncio e accanto, in tv, voleva una donna bella e capace di esserlo, che non sempre le due cose vanno all'unisono, perchè "la bellezza paga ma non deve distrarre il pubblico, perchè l'audience è come un difensore che se si perde l'uomo o la zona sei fritto"... 

Un artista, oltretutto di rottura, di quelli che sanno rompere gli schemi senza sfracellare i coglioni a destra e a manca, semplicemente tirando dritto per la sua strada, che di colpo diventava quella di molti altri, del suo piccolo grande circo fatto a sua volta di amici e nemici (veri o presunti, sia gli uni sia gli altri, perché a volte gli amici tradiscono, i nemici mai e a volte -ma non è questo il caso- tocca inventarseli), di un clan sempre aperto ma selezionato dove entravi solo se "di famiglia" e per magia in famiglia ti sentivi sul serio.

A proposito di "inventare", Aldo, lo sanno tutti, ha creato "Il Processo" e la ricetta perfetta per raccontare il calcio senza pallone: il sale e il pepe delle polemiche (anche "aiutate", come amici e nemici), un pizzico di Commedia dell'Arte, il gioco delle parti e il giocare, fino a far litigare sul serio anche quando la lite era finta, come fanno i bambini che poi fanno pace; e, ancora, le notizie -gli sgup, come li chiamava lui- le bombe di mercato o di soli coriandoli, i bluff da bluffare e da smascherare e, soprattutto, la passione e l'amore per un mestiere -e per la sua creatura- che gli era insieme da padre e figlio, stella cometa e bar sotto casa, industria e giocattolo. Il Bar Sport in tv, per intenderci. Quello del lunedì...

A proposito di "sgup", congiuntivi e dintorni, Aldone, che era uomo di cultura in senso lato e anche letterale (laureato e capace di scrivere fior di libri, inclusa l'unica intervista concessa da Papa Giovanni Paolo II data alle stampe), ha inventato anche qualche neologismo da ridere, un po' perchè ci marciava su e un po' perchè l'enfasi, l'attorcigliarsi su un concetto da una parte e la grammatica e la dizione dall'altra un po' cozzavano di loro e un po' avrebbero rischiato di tagliar fuori qualche tifoso, al punto che quando qualcuno ai piani alti della Rai gli consigliò fraternamente un corso di dizione rispose con franchezza: "Non voglio snaturarmi"...

In tv sapeva cogliere l'attimo: ora spalla, ora mediatore, ora arbitro più o meno imparziale, a tratti perfino capocomico e in altri suggeritore, ma quando era il momento sapeva farsi istrione, protagonista unico e calamitare l'attenzione fino a fissarlo, indelebile, l'attimo, prima che diventasse fuggente. Un esempio? "E non parlate più di 4 o 5 per volta che non si capisce niente!"...

Ne ha vinte di battaglie, l'Aldone, non ultima quella sulla Moviola in Campo, ma la vittoria più grande è stata sdoganare, proprio dai bar alla tv, il calcio parlato e "mischiato -come mi confessò una sera nella hall dell'hotel dove andava quando registrava a Milano- perchè i pareri tecnici servono ma non devono essere troppo tecnici altrimenti non parli alla pancia dei tifosi e invece sono loro il direttore del tuo giornale, se vuoi che il Processo riesca. Deve essere un momento di aggregazione popolare, in cui trovano spazio principi e operai, milionari e poveri cristi, con eguali attenzioni per la passione e il tifo dei professori e degli analfabeti"...

Evidentemente, a lui, è riuscito sempre benone, perché non riesci a vincere l'usura di un format e tutti i vani tentativi di imitazione per 36 anni, incurante dei cambi di governo alla tv pubblica e poi addirittura di piattaforme, fino alla versione di quest'anno, già partita, su 7Gold senza l'Aldone ma con grande spinta, con i figli Antonella e Maurizio a garantirne l'impronta autorale insieme a un rinnovamento unico e vincente.

Già, i figli: all'Anto ho scritto un messaggio su facebook e a Maurizio con il cavolo che sono riuscito a dire anche solo una parolina. Sarebbero state lacrime, non conforto. Però punto primo lo credo davvero, che non muore mai chi vive nel cuore di chi ama, e punto secondo - a proposito di punti - l'Aldone sarà sempre quello che gli farà da punto di riferimento, personale e professionale. Negli ultimi anni aveva perfino colmato quello che era un po' un suo rammarico, nei loro confronti: aver messo avanti il lavoro, anche se solo con la testa, perché, a cuore, ce n'era per 20 generazioni...

Frega poco e a pochissimi, ma sento di volere -e dovergli- dire anch'io grazie, per quello che è stato per me, oltre che un amico: un esempio, un maestro e le due cose insieme. Con l'esempio, per esempio, mi ha insegnato che non è mai tardi, se c'è da finire un lavoro ma anche solo da iniziarlo (metti uno sgup o un'idea da fermare su un foglio) e a guardare comunque avanti, che è un bel posto per vedere di arrivarci prima degli altri e provare ad andarci con chi hai scelto per la tua squadra di amici al Bar.

A proposito: ciao...

Alberto Foà

 

 

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0.00% Inter Spalletti il primo anno è quasi sopportabile

5.26% Lazio, un'aquila che vola

0.00% Milan, perchè due rostbeef come Fassone e Mirabelli non li trovi nemmeno in macelleria

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