Campioni di ogni tempo

15 Settembre 2016

Abdellatif Baka, l'ipovedente più veloce dell'oro olimpico

Se non è una favola questa, non sappiamo proprio più che significato attribuire a questa parola.

Abdellatif Baka è un atleta ipovedente che si è aggiudicato l'oro alle Paralimpiadi di Rio nella gara dei 1500 metri. Fin qui tutto normale. Le Paralimpiadi, perfettamente coperte dalla Rai a cui ogni tanto è giusto pure fare qualche complimento, emozionano tanto quanto se non di più delle Olimpiadi per normodotati. Perchè le storie, le emozioni, le lacrime di gioia non le suscitano semplicemente atleti, campioni e leggende dello sport. Ma qui siamo di fronte a veri e propri eroi dello sport e della vita. Tutti indistintamente e detto senza retorica. Da quello che vince e si fregia per l'oro all'ultimo classificato. Sono tutti uguali, tutti identici, tutti eroi. Per come, con storie e percorsi diversi, hanno saputo andare oltre le rispettive disabilità e mettersi in gioco nello sport.

Fin qui le classiche parole di rito che potrebbero risuonare retoriche o buoniste. Però adesso provate a pensare che l’algerino Abdellatif Baka, classe 1994, ipovedente, vince i 1500 metri con un tempo di 3’48’’29, un secondo e mezzo più basso del vincitore delle Olimpiadi, lo statunitense Matthew Centrowitz, che si era imposto con 3’50’’00. Non solo. Baka, che si è aggiudicato l’oro nella categoria T13, non è stato l’unico corridore a coprire la distanza più velocemente di quanto avesse fatto il campione americano un mese fa: altri tre finalisti hanno abbassato l’asticella dei 3’50’’00, ovvero l’etiope Tamiru Demisse (3’48’’49), il kenyota Henry Kirwa (3’49’’59) e l’algerino, fratello del primo classificato, Fouad Baka (3’49’’84).

Insomma se avessero gareggiato tutti nella stessa gara, l'oro olimpico Centrowitz sarebbe finito fuori dal podio. Vero è che i 1500 sono una gara tattica, che si corre sulle proprie gambe ma anche sugli avversari, tra andature che aumentano e diminuiscono, di falsi scatti e di attese. Però le parole di Baka a fine gara hanno avuto un significato preciso: "Sono strafelice, peccato non esserci stato anche ad agosto" ha detto. Come dire che un vero campione non segue categorie e suddivisioni create dall'uomo, ma si trova ovunque natura, allenamento e serietà plasmano una persona in un atleta fenomenale.

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