Caffetteria

La ripresa parte da bar e ristoranti, ne aprono 30 nuovi ogni giorno

29 Settembre 2016

di Lorenzo Pulcioni

Dal 2012 sono quasi 29.000 le nuove attività di ristorazione, al ritmo di circa trenta nuove imprese ogni giorno, che hanno aperto prendendo il posto dei negozi che chiudono. Un fenomeno che nel Mezzogiorno fa registrare un boom e che in Italia potrebbe portare alla creazione di 100.000 posti di lavoro nei prossimi due anni. È quanto emerge da un rapporto dell'Osservatorio Confesercenti in cui si calcola che dal 2012 si è avuta una crescita dell'8,3%.

Un trend in controtendenza rispetto a quella delle imprese del commercio in sede fissa, diminuite nello stesso periodo del 3,5%. Complessivamente, ad agosto 2016, le attività di ristorazione e bar sono oltre 372.000 e offrono lavoro a 1,3 milioni di persone, un decimo dell'occupazione privata in Italia. Ma la situazione del settore è ancora difficile, rileva Confesercenti: un'impresa su due cessa entro i primi tre anni di vita. Da qui la richiesta "di più formazione e meno fisco per sostenere un'eccellenza italiana".

A trainare la crescita del settore è il Mezzogiorno: nelle Regioni meridionali e nelle Isole si contano oltre 11.000 nuovi bar e ristoranti rispetto al 2012, con una crescita del 10,8%, decisamente superiore alla media italiana (+8,3%). Particolarmente notevole, nel Sud, è l'incremento di bar e altri pubblici esercizi: nel periodo sono aumentati di 4.392 unità, con una velocità (+9,4%) più che doppia rispetto a quella del totale del Paese (+4,5%).  A livello regionale, il boom di bar e ristoranti è guidato dalla Sicilia (+13,8%), seguita da Campania (+12%), Lazio (+10,6%), Puglia (+9,6%) e Toscana (+9,4%). L'unica regione ad aver visto diminuire il numero di ristoranti e bar dal 2012 ad oggi è la Valle d'Aosta (-0,3% del numero di imprese, pari a 4 attività in meno). Dietro l'aumento di queste attività c'è in primo luogo la crescita della spesa in ristorazione passata da 52,3 miliardi di euro del 2001 ai 76,4 miliardi del 2015 (+46%).

Se nel 1991 ristoranti e bar costituivano il 19% delle attività commerciali, nel 2016 la quota ha raggiunto il 37%: 20% ristoranti e 17% bar. A crescere sono stati soprattutto i ristoranti, quasi quadruplicati in 25 anni. Ad accelerare la progressiva 'sostituzionè delle imprese del commercio al dettaglio con i pubblici esercizi ci ha pensato anche la crisi dei consumi. Dal 2012 ad oggi, infatti, il saldo di aperture e chiusure di impresa nel commercio al dettaglio in sede fissa è negativo per oltre 96.000 unità. Grave è stata in particolare la riduzione di imprese di commercio al dettaglio moda, che nello stesso periodo calano di 9.518 unità (-7%). "Le attività di ristorazione sono uno dei comparti di eccellenza italiani, ben posizionato per svolgere il ruolo di volano per la crescita, soprattutto occupazionale - osserva Mauro Bussoni, Segretario Generale Confesercenti - ma le difficoltà sono molte, come dimostra l'alta percentuale di imprese che cessa entro i primi anni di attività. A pesare sono in primo luogo le tasse, che tra Imu e Tari sono particolarmente esose. Ma per allungare il ciclo di vita delle imprese serve anche più formazione: è un settore estremamente competitivo, dove non ci si può improvvisare: chi non si forma non avrà chance di successo".

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