Caffetteria

Il Verdicchio incontra la cannabis, nasce il primo vino alla canapa d'Europa

2 Agosto 2017

Andrea Pieralisi ha messo il vino. Alessio Amatori, coltivatore jesino di canapa, 30 ettari in quel di Cingoli, ha messo le infiorescenze della cannabis sativa. Il risultato, dopo 10 giorni di prove seguite da Simone Schiaffino, enologo di casa Monte Schiavo, è Canavì.

Parla tutto marchigiano il primo “vino” alla canapa d’Europa. Virgolette obbligatorie visto che per legge non si può parlare di vino ma, come autorizzato anche dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, di bevanda aromatizzata a base di vino Verdicchio e canapa. Ma soprattutto, non si deve pensare allo sballo. Il principio attivo della cannabis, in Italia legale allo 0,6%, qui è ampiamente sotto soglia: appena lo 0,4%. Imbottigliato in appena 1200 esemplari la scorsa settimana, Canavì è in fase di distribuzione. «Al momento lo abbiamo fatto degustare ad alcune enoteche che sono rimaste soddisfatte e lo hanno ordinato – spiega Amatori –. Un esperimento ben riuscito che per questa annata non è replicabile visto che utilizziamo infiorescenze fresche e il raccolto annuale si fa a luglio». Se ne riparlerà il prossimo anno, insomma. Intanto Canavì sgomita per farsi conoscere. 

«L’idea mi è venuta prendendo spunto dagli Stati Uniti – prosegue Amatori – dove già hanno iniziato a produrre questo tipo di prodotto. Conoscendo Andrea Pieralisi gliel’ho proposto. Lui ne ha parlato con il suo enologo, l’idea è piaciuta ed è nato Canavì». Sono bastati dieci giorni di esperimenti per trovare la combinazione giusta. Una bevanda che data la pianta, cugina stretta del luppolo, lascia sentori amari, di erba e che può accompagnare, nelle indicazioni dei produttori, carne, salumi, pasta pizza, formaggi erborinati. Molta attenzione viene data alle piante. Rigogliose ma piccole: 1,5 metri di altezza, massimo 1,70. In Italia esistono molte varietà di birra, qualche produttore trentino distilla grappe ma mai si era pensato al vino aromatizzato. «La canapa non è semplice da coltivare – conclude Amatori – ma è anche vero che della pianta non si butta via niente». Canapa Verde già produceva pasta all’uovo, saponette, piadine, «tutto a km 0» assicura il produttore.

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