Parole&Pensieri

Pino è. Ma lasciamolo in pace

8 Giugno 2018

di Redazione

Ieri sera, in uno spazio fuori dal tempo -nel senso che è iniziato all'ora di Un Posto al Sole ed è terminato ben dopo gli orari di Marzullo- è andato in scena, da Napoli ("ciao" e/o "grazie", rigorosamente urlati) e in onda, su Rai1, il cosiddetto "concertone" in onore di Pino Daniele.

Un grandissimo, Pino, della musica italiana, anzi, della musica, perché quando è tale -parole comprese, che il testo conta sia per significato sia per suono ed intensità emotiva, altrimenti Bob Dylan con il beep che si meritava il Nobel- la musica non ha nè confini nè bandiere, è come sono i campionissimi dello sport e le puttane per bene, di tutti e nessuno, con dignità infinita. 

Bene, cioè male, perché in "Pino è" -il concertone fuori dal tempo- se non è stata a tratti calpestata la dignità della musica in assoluto, in più di un'occasione si è bastonata proprio quella delle canzoni di Pino e in toto si è mancato di rispetto all'artista e all'uomo, ma soprattutto al pubblico, a chi, quelle canzoni, ha amato e ama, nonostante il vero scempio che ieri se ne è fatto.

Più che altro -cioè molto in meno- una grande occasione sprecata.

Sorvoliamo sulla regia, non solo televisiva (per esempio scaletta ad cazzum e assenza di una conduzione, fosse anche stata una specie di valletta figa con licenza di leggere, ablare e riempire i buchi, veri e propri crateri, anche per lo stadio gremito), forse improvvisata nel genere e non del tutto colpevole, facciamo pure finta di non aver assistito a un lancio pubblicitario nel bel mezzo di un brano, che nemmeno su Scherzi a Parte sarebbe ammissibile ma è comunque il pur macroscopico errore di un singolo essere umano e veniamo allo spreco di principio e, soprattutto, di buon gusto.

Detto -cioè scritto- che nè Pino Daniele, nè le canzoni di Pino Daniele, né Napoli nè chiunque fosse in ascolto -radio, tv, web o congiunzioni astrali- si meritavano, per esempio, le stecche di Antonacci, le urla di Emma (spiace doverglielo ricordare ma, per fortuna, Pino Daniele e Kekko dei Modà erano, sono e saranno più lontani dei cavoli a merenda e dei Modà stessi dalla stessa musica) e soprattutto i tanti "amarcord" sempre sdolcinati e spesso, sospetto, inventati come le "connessioni" tra Tizio e Pino, Pino e Caio, Sempronio e il tizio che una volta aveva incontrato Caio che stava uscendo da casa di Pino e/o via di seguito, nel senso della casa d'angolo con quella di Pino, rimangono in pratica da salvare solo l'orchestra, che aveva il compito più difficile ma è quella che lo ha svolto meglio, la band storica del cantautore (a proposito, l'artista che più e meglio ha collaborato con Daniele è tale Mario Rosini, pianista con i controfagotti e anima in sintonia con il genio e il talento dell'uomo), un'esecuzione di Giorgia, quel diavolo di James Senese (il più napoletano, a dispetto di nome e cognome) e un paio di note di Baglioni che, non potendo in questa occasione far cantare a Pino una canzone di Baglioni si è limitato a usarne la chitarra per eseguire, da Baglioni, un pezzo di Baglioni già fatto cantare -anche- a Pino.

Il miglior merito di Baglioni, però, non sta in quel che ha fatto ma in quel che a differenza di (quasi) tutti gli altri non ha fatto. Non è entrato strillando "Ciao Napoli" e non è uscito gridando "Ciao Pino" e, se vi sembra cosa da poco, provate un po' a moltiplicare due o tre "Ciao Pino" e "Ciao Napoli", con l'aggiunta (nemmeno la variante) di due o tre "Grazie Pino" e "Grazie Napoli" -sempre rigorosamente strillati con sguaiata retorica- per tutti gli inbucati e gli infiltrati -pardon gli artisti, li chiamano artisti- della e dalla Friends & Partner che hanno calcato il palco e poi sappiatemi dire, grazie al cazzo. 

Un'occasione sprecata in tutto e per tutto. A cominciare dalla fine, che poteva iniziare da un rispettoso quanto musicale ed emozionale silenzio, magari rotto dalle note di Pino Daniele e dalla voce "ad occhi chiusi" della sua Napoli, di quella gente, di quel pubblico che ha reso grande Pino Daniele, semplicemente, amandolo, ascoltandolo e canticchiandolo, senza gridare mai. Oltre il tempo...  

   

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