Parole&Pensieri

Il diritto allo studio e il rovescio post elezioni

8 Gennaio 2018

Peccato in Italia non si voti da un bel pezzo, altrimenti da mò che ci pagherebbero anche senza lavorare, la Rai ci rimborserebbe i milioni dati a Fazio, la disoccupazione sarebbe un problema tedesco, sarebbe -del resto lo come cantava Dalla- tre volte Natale, chi lavora potrebbe andare in ferie (pagate) otto mesi su dodici (anzi, su undici, perché uno potrebbe scegliere se abolire gennaio per il freddo o agosto se soffre il caldo) e in pensione a 30 anni con una minima di 4mila euro e, dulcis in fundo, tutti andremmo all'Università gratis, non solo inteso come frequenza dei corsi ma probabilmente anche con l'autista privato, tanto paga Pantalone, cioè lo Stato, cioè l'Italia, che in fondo -canta De Gregori- siamo noi.

Bene -cioè ovviamente male- perchè il gioco di questa prima fase di campagna elettorale (e a dirla tutta c'è chi l'ha cominciata molto prima di adesso) sembra proprio a chi la spara più grossa e a chi ce l'ha più grosso, il progetto, proprio come tra il "pulsante" di Kim & Trump, versione pre-apocalittica di Mila & Shiro, "due cuori nella pallavolo", come cantava Cristina D'Avena. 

Magari, di tante promesse ce n'è perfino qualcuna in teorica buona fede, ma forse proprio quelle sono le peggiori di tutte, nel senso che non si tratta di progetti realizzabili o comunque, dando per buono che l'impossibile non esista, si tratta di piani senza copertura, neppure inventata o meglio ancora -cioè ancora peggio- senza la spiegazione di dove e di come la copertura si potrebbe trovare perché, sotto elezioni, si può dire a Tizio "se voti Caio ti farà avere una fetta di torta più grossa" ma non a Sempronio che automaticamente sarà più piccola la sua, altrimenti con il ciufolo -diciamo così- che Sempronio ti vota. 

Insomma, se ogni promessa fosse davvero un debito, l'unico debito che salirebbe di sicuro sarebbe quello pubblico, al quale, -diciamo così- non abbiamo mai fatto mancare un tubo...

Nessuna sorpresa quindi, nella maggior parte dei casi. Del resto, il M5S, manco fosse la Disney, ha fatto proseliti con l'Asino che Vola e le Sirene, Berlusconi ha vinto un paio di elezioni promettendo un milione di posti di lavoro, Renzi vorrebbe vincere le prossime dicendo di avere mantenuto la promessa di Berlusconi, Salvini giurando che con lui al governo i migranti via mare sbarcherebbero direttamente in Kazakistan (che in fondo nel Risiko è come l'Italia, senza manco il nome segnato) o addirittura in Oceania, dove, a dispetto del nome, il mare -scriviamo così- con il cazzo che ce lo trovi.

Fa in parte eccezione, nel senso di parziale sorpresa, la sparata del partito di Grasso sull'abolizione delle tasse universitarie. Primo perchè dal partito che intende rappresentare la sinistra non ti aspetti un progetto tecnicamente a vantaggio dei redditi superiori ai 30mila euro e semmai per rendere veramente libero il diritto allo studio devi avere la forza di essere un po' Robin Hood e togliere ai ricchi (cioè agli studenti che possono permettersi rette più alte ma anche a qualche Barone di troppo) per dare ai poveri (magari con borse di studio per i più meritevoli, perché va bene "liberi e uguali" -meno bene la sigla "Leu", che sembra una malattia- ma il principio del merito va salvato, anzi, in Italia andrebbe ancora introdotto). Secondo perché nel partito di Grasso fa parte Bersani che, primo mi è simpatico ma questo è un problema mio, e secondo è il solo politico che anche in campagna elettorale non si è mai esposto con promesse di improvvise ricchezze arrivando al massimo, quanto a utopie irrealizzabili, a slogan tipo "smacchieremo il giaguaro", che è vero è impresa comunque difficile, ma -giaguaro a parte- non faceva male a nessuno...

    

 

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