Parole&Pensieri

A riproposito di Gianluigi Buffon, perché il vero Numero Uno gioca nel gruppo TNT, non nella Juve

12 Aprile 2018

E' finito con un rigore (tra l'altro "obbligato", perché Benatia ha letteralmente travolto il tipastro spagnolo, tra l'altro lasciato libero al 93° manco fossimo tra scapoli e ammogliati, con i difensori degli ammogliati già negli spogliatoi altrimnti poi chi la sente, la moglie) il sogno bianconero di ribaltare lo 0 a 3 contro il Real a Madrid. 

Lo so, è difficile crederci, hanno fischiato un rigore contro la Juve al 93°. Succede. In Europa, intendo, può anche succedere. Non tanto per la legge dei grandi numeri (che è di per sè una cazzata anche al gioco del Lotto figuriamoci nel pallone e quando si tratta di poteri più o meno -più meno che più- occulti) però è successo. Legge del contrappasso, diciamo.

Ed è successo pure che l'eroico e sempre celebratissimo Buffon, uscisse due volte. Non dalla porta intendo, che quello anche a carriera finita mica l'ha ancora imparato. Prima è uscito di testa. E poi dal campo, perché, come ha spiegato lui: "Solo un arbitro senza cuore poteva buttarmi fuori in quella situazione, dimostrando di non capire nè il frangente né un cazzo". Però, anche solo dai gesti, si vede che il "vaffa" l'ha capito benissimo. 

E passi per il contrappasso, ma non passi il concetto di "lesa maestà", già circolante tra tantissimi juventini e molti italiani, che senza dubbo a Buffon o a uno come Buffon sarebbero pronti a perdonare qualsiasi cosa, forse perché è "un grande" (alto è alto, peer carità), forse perché in lui e in quelli come lui noi italiani finiamo, fin dall'inizio, con il riconoscerci e identificarsi in lui, anche se non sapremmo parare nemmeno un tiro di una bimba di cinque anni "scagliato" da 40 metri.   

Di come Buffon sia celebrato tutti i santi minuti dai media e dai pennivendoli dalla memoria corta ma dalla lingua lunga, ho già scritto , vero, ma  dopo avergli sentito invocare, insieme ad Agnelli, il Var (eppure mi sembra di ricordare un suo sfogo "contro quel cazzo di Var che uccide il calcio e calcio non è") e poi, per fortuna (di Agnelli) da solo lamentare che "l'arbitro doveva stare in tribuna o a guardare la partita da casa mangiando pop corn", che "il rigore non era da dare perché a Torino ne avevano negato uno (succede, di rado, ma succede. In Europa, ndr) alla Juve" e che "mancava poco all'impresa (attenti, si sarebbe andati ai supplementari, non è che sarebbe passata per forza la Juve, ndr2) e nessun uomo aveva il diritto di rovinarla", direi che si merita il classico supplemento d'indagine o meglio, un altro dei miei sproloqui senza senso, che tanto la rubrica è mia e ci scrivo tutte le cagate che voglio, tanto mica sono d'esempio a qualcuno, io...

In più, cioè in meno, purtroppo (più per me che per il "povero" Gianluigi) l'arbitro avrà, come dice lui, "l'immondizia al posto del cuore" ma io, il cuore, non ce l'ho per davvero e nemmeno conosco vergogna, quindi mi sento di aggiungere che stiamo parlando -cioè sto scrivendo- di uno scommettitore (si badi nulla contro chi si gioca anche le mutande, anzi), che scommette o almeno ha scommesso (e si è fatto pure beccare, ma gli hanno detto "bravo, però non farlo più) senza potere scommettere, di un opportunista bugiardo (ricordamoci il gol di Muntari), traditore anche di se stesso se e quando venisse a servire. 

Ma noi italiani se va bene non gli perdoniamo l'aver lasciato la Seredova, perché, ecchecazzo, quello, bona com'era, è stato proprio da scemi.

Per tutto il resto Gigi resta un genio, un eroe, un grande esempio.

Per fortuna che Gigi c'è, insomma. E la Cremeria? 

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