Attualità

Centinaio come Kevin Kostner ne "Gli Intoccabili": ecco la squadra per il rilancio dell'ippica

19 Novembre 2018

L'ippica italiana, fin dalla notte dei tempi, ha dato moltissimo al mondo, in termini di uomini e, soprattutto, di storie e di cavalli: nessun Paese al mondo può vantare di avere fatto nascere -e crescere, vincere, diventare bandiere anche fuori dai propri confini- campionissimi come Ribot al galoppo o, al trotto, Varenne...

Cito loro ma ce ne sarebbero, moltissimi altri -che so Nearco e Sirlad da una parte e Tornese, Crevalcore o Delfo dall'altra- e altri ancora a due zampe, appunto: per esempio Federico Tesio tra gli allevatori di purosangue, Regoli tra i trainer o Lanfranco Dettori (che ormai è diventato Frankie per tutti ma resta un sardo nato a Milano con la brillantezza di uno scugnizzo napoletano) tra i fantini, oppure Casoli, Brighenti, Nello Bellei, Edy Gubellini, i Guzzinati, Giancarlo e Vivaldo Baldi, il "Mago" Baroncini o Marcello Mazzarini, l"'ottavo Re di Roma" (con le sue sfide al "Sorcio" Bottoni); ci sarebbe solo da scegliere, per non dire dei proprietari, dai nobili a quelli stile "Febbre da Cavallo", dai mecenati di quel tempo di quando avere i cavalli da corsa faceva status a quello che status o no prima doveva mangiare il cavallo e poi se, c'erano ancora soldi, potevano mangiare anche i suoi figli. Non quelli del cavallo, intendo, quelli del proprietario...

E gli scommettitori, i bookmaker? Gli eroi dell'ostacolismo, tipo il vecchio cavallo sempre giovane Cogne o fantini come Coccia, Pacifici e Morazzoni? E i cantori: Nino Gianoli, Mario Fossati, il vulcanico Beppe Viola e il compassato Alberto Giubilo, gente che se scriveva, o parlava di cavalli, o anche solo ce li faceva immaginare, ogni volta c'era qualche appassionato in più, mentre adesso se gli capita di capitare sulla cosiddetta tv dell'ippica anche il più innamorato dei cavalli se non cambia hobby, quanto meno, azzera il volume...

Malati di nostalgia? Niente affatto, anzi. Il mondo è cambiato e sarebbe normale che anche l'ippica lo fosse, che si fosse adeguata -magari senza buttare alle ortiche storia, tradizioni, cultura e sport, gli insegnamenti e il rispetto del tempo, perché non c'è futuro senza memoria  senza l'esempio e l'autorevolezza (non l'autorità) di chi ha saputo costruire ma, soprattutto, senza il cavallo al centro, l'ippica non può avere manco un presente e non è una questione di soldi ma di uscire dal ghetto, perchè se una cosa interessa solo ai pochi (sempre di meno, tra l'altro) che la fanno non sopravvive a se stessa nemmeno con i miliardi che comunque punto primo no, non ci sono e secondo punto anche ci fossero finirebbero, sparirebbero per incanto al contrario, come sono spariti, infatti, davvero e mica per caso...

E a proposito di soldi -e di ghetto- proprio la chiusura in se stesso dell'ambiente ai tempi delle cosiddette "vacche grasse" ha rappresentato in qualche modo la madre di tutte le autoreti, un po' come se il mondo del calcio avesse detto "beh, visto che le tv ci pagano, facciamo che al bar non si parli più di pallone e facciamo giocare solo una squadra, al massimo due, così i soldi se li spartiscono loro, cioè noi, che nel frattempo ce li siamo comprati"...

In più -cioè in meno- è esplosa l'autoreferenzialità, perniciosa e pericolosa più di una benda sugli occhi quando devi guidare in un rally o stai per fare sesso, legato, in una stanza dove prima avevi visto Scarlett Johansson ma fuori dalla porta, pronto a entrare, c'era Godzilla arrapato. 

Se poi, a questo tipo di problemi ambientali, aggiungiamo i guai di chi ha governato l'ippica con lo slogan "l'ippica agli ippici" e il disinteresse, a volte, pilotato, della politica, ecco che i danni sono stati più di quelli fatti da Al Capone a Chicago...

E come per fermare Al Capone non è che potevi usare i poliziotti pagati da lui o le belle maniere ("Io sono cresciuto in un ambiente dove una buona parola e una pistola servono più di una buona parola da sola", dice De Niro nei panni del gangster ne "Gli Intoccabili", per cambiare le cose nell'ippica o fare un ultimo tentativo di riuscire a cambiarle non potevi certo affidarti a chi negli ultimi 25 anni è andato avanti con un 20% di fatturato all'anno, ha letteralmente cancellato -quando va bene, alcuni lo schifano proprio- l'interesso della gente e dei media per questo sport, la dimnsione sportiva stessa, l'immagine, la sostanza e l'organizzazione.

Ecco quindi la mossa del neo ministro Gian Marco Centinaio, che prima ha vinto la tentazione di fregarsene alla stregua di più di un predecessore, scaricando il tutto e la delega su qualche sottosegretario, poi, una volta deciso di metterci faccia ed energie lavorando a un piano industriale serio (che potrebbe anche portare l'ippica alle Olimpiadi, ma che soprattutto ha negli obbiettivi di riqualificarla, farla amare dalla gente e farla camminare e poi correre, economicamente, da sola entro qualche anno) e a una riforma globale del comparto ha fatto come Eliot Ness, l'agente federale che ne "Gli Intoccabili" è interpretato da Kevin Kostner, cioè creato una task force di persone scelte da lui e assolutamente in assenza di conflitti d'interesse, con le sole, obbligate, concessioni alla compagine politica che con la Lega governa il Paese ,  5Stelle che, tra i nominati, secondo i "si dice" avrebbero potuto inserire almeno un paio di nomi. 

Gli altri sarebbero -questione di ore per la conferma- la signora Isabella Bezzera (che il sito Vendopuledri.it colloca molto vicina a Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio) e, con compiti di segreteria-coordinamento la signora Silvia Saltamartini, il "procuratore" di fantini Francesco Bruto (che lo stesso sito accosta al Senatore leghista Mura) ma, soprattutto, garanti e motori per il ministro dell'intero processo di riforma, l'Onorevole Dottor Cesare Ercole (che, scherzando, chiarisce "mi chiamo Cesare ma non ho rapporti di parentela con Bruto") e Roberto "King" Mazzucato scelti in assoluta indipendenza proprio dal capo del dicastero, perché, di fiducia, di passione accertata per i cavalli e perché - come nel film ammonisce Sean Connery nei panni dell'incorruttibile Jimmy Malone- "Se non vuoi incappare in mele marce non prenderle dal cesto, coglile dall'albero"...  

 

Il tuo driver del trotto preferito

Vota quello che ti ha fatto o ti fa entusiasmare con le sue guidate

10.18% Sergio Brighenti, il Pilota

6.69% William Casoli, il Professore

3.77% Edoardo Gubellini, il Gubella

3.91% Giancarlo Baldi, Tamberino

2.65% Carlo Bottoni, il Sorcio

6.83% Vivaldo Baldi, Decione

4.60% Nello Bellei, Ivan

10.32% Marcello Mazzarini, l'Ottavo Re di Roma

2.65% Anselmo Fontanesi, il Morino

12.13% Enrico Bellei, il Cannibale

0.70% Lamberto Guzzinati, Lambretta

1.39% Walter Baroncini, il Mago

3.49% Gian Paolo Minnucci, Jean Paul

1.67% Armando Pellicci, Er Pomata ("io c'ho i ritagli")

7.11% Pietro Gubellini, Pippo

6.14% Vittorio Guzzinati, Toscanini

2.79% Giuseppe Pietro Maisto

8.23% Roberto Andreghetti, Roby

2.65% Biagio Lo Verde

2.09% Pasquale Esposito jr

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