Altri sport

Un'ora di tennis col maestro scoprendo l'occhio dominante

18 Luglio 2015

Arrivati a una certa età, con un fisico da sbucciatore di bruscolini e il pollice da zapping televisivo più veloce del West, la cosa migliore (o peggiore, secondo i punti di vista) che possa capitare è trovare un istruttore di qualsiasi sport che, al contrario di quanto si è mai immaginato, sostenga che hai, o meglio avevi, l'attitudine giusta per essere uno sportivo di discreto livello.

A maggior ragione se questo avviene in uno di quegli sport che più di tutti ami, segui e, con risultati inverecondi, cerchi alla meno peggio di praticare: il tennis.

Nonostante il caldo, la respirazione affannosa e i battiti cardiaci accelerati suggeriscano prudenza, ma soprattutto l'unica settimana di vacanza a disposizione suggerisca relax estremo, tutt'al più uno sforzo fisico lettino-spiaggia-bagnasciuga e ritorno anche più volte al giorno, armato di coraggio, racchetta e bottiglione d'acqua da due litri (la classica familiare di Peroni gelata pare sia consigliabile in altri ambiti) trovo l'unico campo nelle vicinanze e fisso un'ora con il malcapitato maestro di turno.

Malcapitato perchè gli toccherà provare la titanica impresa di aggiustare il mio vergognoso dritto, e ascoltare i miei lunghi sermoni sul rovescio che invece va alla grande e farebbe invidia a Stan Wawrinka.



Nicolò Polidori, questo il suo nome, mi colpisce subito quando con un semplice esercizio mi spiega come fare per capire qual è il mio occhio dominante. Cosa c'entra con il tennis e il mio dritto da far schifo lo scoprirò presto. Ho un sospetto che il mio occhio forte sia il sinistro e in effetti l'esercizio lo conferma. L'assunto per il quale sarei potuto essere, molto teoricamente, un discreto sportivo è nell'abbinamento incrociato tra occhio dominante sinistro e mano destra con cui impugno la racchetta.

Mi spiega la teoria portata avanti dalla Sport & Science Vision Training Academy che ha elaborato un innovativo allenamento viso-neuro-motorio, riassumibile in una semplice frase: gli occhi vedono, il cervello codifica, il corpo si muove.



Lo scopo - sostiene - è quello di rendere il sistema visivo efficiente in ogni posizione di sguardo e al tempo stesso dare fluidità, velocità e precisione ai movimenti degli occhi, migliorando gli atleti nella ricerca e nella fissazione di un target. In questo modo si stimola e si potenzia la visione periferica.

Il primo segnale che arriva al cervello per colpire una pallina arriva dai movimenti oculari per fissarla, una volta partiti non si possono fermare ma accorgendosi di essere in errore, il cervello può generare la richiesta al sistema visivo di effettuare un movimento correttivo con conseguente perdita di tempo per organizzare il gesto motorio e tecnico.

Mi sto perdendo nella teoria ma cerco di metabolizzare il tutto, che sembra sempre più interessante. Un sistema visivo, preciso, veloce e resistente organizzato ad inviare e ricevere dati dal cervello e totalmente integrato nella gestualità - mi spiega Nicolò - apporterà una riduzione dei tempi di reazione con conseguente miglioramento della gestione del timing, del gesto motorio, della tecnica, della tattica e dell'attenzione.

Il mio dritto fa sempre schifo, ma grazie ai suggerimenti di Nicolò riesco a tenere meglio a mente che mettermi di fianco per colpire non è solo l'unica e sola cosa giusta da fare, ma ha un senso anche e soprattutto per il mio occhio dominante.

Stranamente gli effetti si vedono. Gioco, mi diverto, colpisco bene, riesco a scambiare quasi (molto quasi) alla pari.

Finchè non mi arriva la palla giusta sul rovescio e allora...game, set and match.

Ma questa è un'altra storia.

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