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Lo Stadio Flaminio: simbolo della decadenza del rugby italiano

28 Luglio 2016

di Lorenzo Pulcioni

In quello stadio l'Italia ha giocato le prime edizioni del Sei Nazioni da quando, nel 2000, fu ammessa nel Club di quello che si chiamava fino ad allora Cinque Nazioni ed era il torneo di rugby più antico e prestigioso del mondo. Una tradizione secolare, con le scuole britanniche, quella irlandese e quella francese a dettare legge. La piccola Italia, da qualche anno, cominciava a conoscere quello strano gioco con la palla ovale, dove il rimbalzo è irregolare, imprevedibile, dove si passa con le mani solo all'indietro e i piedi si usano per calciare solo in avanti o in mezzo a dei pali che anche a sforzare la fantasia non assomigliano proprio alle porte che siamo abituati a conoscere. Dove l'assolo del singolo conta poco se dietro non c'è il sostegno di tutta la squadra. Quell'Italia da pionieri di questo sport così nuovo e così strano cominciava a farsi rispettare. Aveva battuto per la prima volta la Francia in casa sua, aveva guadagnato l'onore di giocare ogni anno contro Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda e appunto Francia. L'esordio, la prima partita, il debutto, allo Stadio Flaminio, contro la Scozia che aveva vinto il torneo l'anno precedente, l'ultimo denominato Cinque Nazioni. Il risultato fu sorprendente: 34-20 per l'Italia. Oggi il Sei Nazioni l'Italia lo gioca all'Olimpico, dove a novembre verranno per un test match i mitici All Blacks della Nuova Zelanda. E il Flaminio è ormai abbandonato a se stesso: erba alta, seggiolini rotti, calcinacci ovunque, spogliatoi che marcisono. Massimo Giovannelli, che di quell'Italia dei primi Sei Nazioni era giocatore, si è fatto portavoce di una campagna per il recupero del Flaminio. Oggi simbolo della decadenza del nostro rugby, abbandonato come un rottame dopo aver ospitato i primi trionfi. C'è chi non si arrende, sarà il dna del rugbista, chi vuole recuperarlo facendolo diventare il villaggio del rugby italiano, il fiore all'occhiello dell'intero movimento. Per questo la pagina Facebook Terre Ovali ha lanciato una campagna che ha uno slogan molto chiaro. "E' ora di cambiare: riprendiamoci insieme la nostra storia". E questo è il video che accompagna l'appello.
 

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