Altri sport

Fosse solo il calcio, il problema

21 Novembre 2018

Credo abbia ragione Giancarlo Dotto nell'affermare che lo scippo, il misfatto non sta nell'eliminazione dai Mondiali di Russia 2018 ma nell'averli vinti immeritatamente nel 2006 in una finale dominata dalla Francia e con una Nazionale che per buona parte rischiava il gabbio per il calcio scommesse.

Ha probabilmente ragione anche Lara Magoni, campionessa di sci del passato (ma i campioni veri non hanno tempo e la Valanga Rosa è come i panzerotti di Luini, il Subbuteo e gli Amerique di Varenne, sopravvivono anche a whatsapp) quando lamenta l'idiozia di adorare e coprire d'oro calciatori viziati e farne prima l'epicentro e poi l'unicum del sistema sportivo italiano, nonostante a livello di valori, con quelli sportivi il calcio ci azzecchi come i cavoli a merenda delle merende inglesi al posto dei biscotti nel tè; a discapito di tutte le altre discipline. 

Ragione, di sicuro, ha il mio amico e -anche se lui è uno dei pochi giornalisti degni di tale nome e io solo uno dei tanti cialtroni che fanno questo mestiere- collega Salvatore Maria Righi, che spiega benissimo come in realtà sia tutto lo sport italiano ad avere perso la strada di casa, naturalmente eccezioni a parte (per esempio la scherma femminile) o i singoli campioni che come si sa uno confermano la regola e due non sono certo frutto di una programmazione o di una cultura adeguata ma del talento personale.di quelli che appunto, campioni sono e quindi "incidenti" più o meno divini, tipo Federica Pellegrini nel nuoto o, per restare in piscina e in tema di ragazze, Tania Cagnotto. 

Il calcio e lo sport come triste metafora dell'intera classe (si fa per dire) dirigente (si dice per ridere) italiana. 

La pallacanestro, con tutta la fufferia dei giovani (che ormai tanto giovani non sono) in Nba non passa con la Nazionale un quarto di finale neppure per caso, del rugby se ne parla giusto al Sei Nazioni e per la curiosità degli All Black e delle danze aborigene e lasciamo perdere gli altri sport con la palla, tipo che per vedere in tv qualcosa di simile al volley in chiaro devi sperare mettano una rete tra Cecilia ed Ignazio al Grande Fratello Vip e perfino nella pallanuoto, che sarebbe come la pizza nel senso che se non l'abbiamo inventata noi ci andiamo vicino, è diventata duretta.

Ma la disfatta più pesante è quella dell'atletica leggera dove siamo fermi a Mennea e Simeoni e per la quale al posto degli impianti nella migliore delle ipotesi ci sono parcheggi, in quella di mezzo erbaccia non curata e nella peggiore lasciamo perdere. Il colpo letale -e di genio- è poi arrivato con l'eliminazione dell'educazione fisica a scuola, dove puoi portarti e accendere il telefonino ma l'unica ginnastica prevista è quella per selfie e messaggi. 

In più, cioè in meno, questa classe dirigente -che è la stessa di qualche tempo fa, tanto che sono almeno 25 anni che sento chiamare manager Luca di Montezemolo e che Tavecchio non è certo una novità, lo dice il cognome stesso- è attaccata alla (o alle) poltrona come il paguro alla conchiglia.

Tanto, cioè poco, che hanno fatto fuori Tavecchio ma i colletti bianchi sono ancora in sella (per favore non fatemi dire della mia ippica) alla Figc e anzi, a parte un paio di cristiani che soli contano quanto il due di picche quando la briscola è cuori, tutto il cosiddetto establishment gli ha rinnovato piena fiducia, roba che viene il sospetto ci sia qualcuno meno intelligente dello stesso Tavecchio (impresa non facile), oppure più in malafede o meglio, ancora, cioè peggio, le due cose insieme...

Del resto questo è il Paese che va facendo di Buffon una sorte di eroe -e di vittima, di quei bruti che lo hanno lasciato senza mondiali- e che quando Alemanno si è ripresentato a momenti lo rieleggevano sindaco. A proposito, per chi volesse, all'epoca aveva creato un nuovo partito, con Storace, mica micio micio bau bau...   

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