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Ecclestone nega boicottaggio. Che avrebbe detto il Drake?

27 Luglio 2015

Il patron della Formula Uno, Bernie Ecclestone, ha smentito di aver ordinato alla regia internazionale di non inquadrare le Rosse.

Il grido d'accusa era stato lancato dai telecronisti Rai che avevano svelato un presunto battibecco proprio prima della partenza tra il numero uno del circus e il team principal delle Rosse, Maurizio Arrivabene. Lo stesso responsabile della scuderia di Maranello ha minimizzato l'accaduto: "Boicottaggio? Una stupidaggine, la tv inquadra dove c'è la lotta". Le accuse del telecronista Rai Gianfranco Mazzoni erano state pesanti.



Giro dopo giro, con le telecamere che non inquadravano le Ferrari di Vettel e Raikkonen (rispettivamente primo e secondo in gara), il telecronista aveva criticato apertamente il circus: "Tutto questo è vergognoso". E a fine gara, dopo essersi scusato con i telespettatori per il cattivo servizio offerto, li ha invitati a lamentarsi direttamente con Ecclestone: "Scrivete alla Formula One Management" (di cui l'imprenditore britannico è il direttore). E il popolo del web si è scatenato sul sito ufficiale formula1.com.

Oggi la Gazzetta dello Sport dà nuovamente voce alle lamentele del telecronista: "In 40 giri, le rosse sono state inquadrate solo una ventina di secondi: ma non avevano detto che la Ferrari faceva bene alla F1? Ci hanno tolto pure il segnale del camera car. La Mercedes nelle altr 9 gare non è stata trattata così".



Non vogliamo entrare ancora di più nella polemica. Tanto, se l'accusato nega e nega pure chi dalla vicenda avrebbe tratto svantaggio (la Ferrari) c'è poco da ciurlare nel manico. Ma ci viene spontanea una domanda: chissà come avrebbe commentato il Drake, Enzo Ferrari, l'intera vicenda?

Tra settembre e ottobre uscirà il libro di Italo Cucci, all'epoca direttore di Autosprint, sul Grande Vecchio. Ne riportiamo un breve passo: "Era feroce, il Vecchio, con quell'aria da sparviero che si portava fin dalla giovinezza. Allora gli serviva per celare la dolorosa povertà, lo aiutava a non sentire il peso dell'umiliazione mentre andava cercando un lavoro, un futuro decoroso; dopo sarebbe diventata il simbolo della sua grandezza che si voleva avesse profonde radici nel cinismo, nel pragmatismo assoluto, sicché gli sarebbero toccati, sì, i favori del destino ma anche manipoli di finti amici scodinzolanti e al tempo stesso fieri nemici che sognavano solo di vederlo morire".

Il giorno che non correrà più la Ferrari non correrà più nessuno, e la Formula tramonterà. Altro che oscurare...

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