A briglia sciolta

Marcello Mazzarini, l'Ottavo Re di Roma

13 Luglio 2016

Cominciò a frequentare Tor Di Valle perchè il padre era barbiere vicino all'ippodromo e alla sua "clientela".

Il destino non lascia mai niente al caso. Per fortuna...

Pensare al mondo dell'ippica e al trotto italiano (e non solo) senza Marcello Mazzarini è, per chi l'ha conosciuto, semplicemente impossibile, anzi, meglio -cioè peggio- inutile...

Mi capitò di incontrarlo per lavoro, quando (anche e soprattutto grazie ai personaggi come lui) i giornali dedicavano ancora spazio alle corse dei cavalli e ai loro campioni. Ero in qualche maniera prevenuto e del resto, a me, allievo di William Casoli (che era tutto il contrario, in sulky, nella vita e più che altro nell'immaginario collettivo: William tattico e "risparmioso", Marcello vulcanico, impulsivo e "spremitore fino all'ultimo buco") troppo "simpa" non poteva risultare; in più, cioè in meno, ero (anzi sono, le parentele non finiscono mai) parente del suo più acerrimo rivale in corsa, Carletto Bottoni, e mi doveva per forza stare sui marroni...

Palle. In realtà Mazzarini era -ed è ancora oggi, perché c'è da imparare da tutti ma quelli che riescono  a metterci qualcosa in testa e a entrarci nel cuore mica ne escono quando partono- la simpatia in persona. E tra l'altro, con il Professor Casoli, aveva più di un punto in comune: il vincere, l'amare i cavalli, il saperli plasmare e allenare meglio degli altri, l'essere sempre "avanti", il sapere accendere le platee, la passione...

Marcello era romano in tutto. Anzi, era Roma: giocatrice, suora e puttana, guascona e a suo modo timida, introversa ma sempre aperta per chi volesse e sapesse spogliarla, scoprirla, indossarla come si porta addosso una nuova anima, una seconda pelle.

Era irriverente, spaccone, fiero, orgoglioso e capo, ogni volta capace di nuove sfide, prima con se stesso e poi con il resto del mondo e del vento, da cui rubava il meglio per migliorarlo e insieme ci andava, ogni volta, contro...

Marcello era Tor Di Valle, l'ippodromo. Sapeva sorprendere, accendere. Uomo e bambino. Senza segreti, a parte i suoi...

E se Casoli mi aveva insegnato che i cavalli non vanno frustati ma gli va conservato l'istinto e il gioco di correre e vincere perché "cavallo davanti e guidatore dietro", lui mi trasmise che "devono essere liberi, correre spogli, senza orpelli e finimenti di troppo perchè più leggeri sono e si sentono e più forte vanno, più volentieri" e, soprattutto, che "i cavalli da corsa sono atleti e come atleti vanno trattati, allenati al massimo, per aiutarli a tirar fuori prima il massimo e poi di più"...

Aveva, racconta il figlio Riccardo -gran bella persona che ho avuto la fortuna di conoscere e il merito di cercare d'incontrare, a Cesena e poi al "circolo delle passioni in comune"- una dote speciale che non aveva nulla a che vedere con intuito ed esperienza, o comunque poco o niente: quando saliva per la prima volta su un cavallo ne sentiva il respiro, il motore e il dentro -come diceva lui- e una volta sceso era una sentenza: se diceva "questo è un campione" era uno che prima o dopo o lo sarebbe diventato, ma se diceva "questo non serve" non c'era niente da fare, quello non sarebbe servito...

Tanti gran premi vinti (e qualcuno perso, sempre allo stesso modo) in maniera esuberante, di petto ("se un cavallo può andare da uno e quindici perché fermare da uno e venti -spiegava- primo rischi di perdere da qualcuno peggio, secondo la corsa la devi far vivere al pubblico, le corse spente, senza generosità e spettacolo, uccidono la poesia"). 

Le classiche con la bella Jef's Spice, Record e Zatopek Ok e naturalmente i tre Derby, come tre cucchiai di Totti per un romanista: Cherie, Ercole Ac e Golden Top.

Ma ogni corsa era la prima e l'ultima, dalle vendere al Nazionale (un bellissimo ricordo, quando venne a prenderselo a San Siro con Zatopek), perché "quando vai a correre vai a correre e basta, che ci sia in palio un prosciutto o un miliardo non fa differenza" e la cosa non è e non era retorica perché i soldi "contano, certo che contano, ma anche per quelli l'importante è far felici i proprietari dei cavalli e per il proprietario del cavallo di minima è il cavallo di minima il suo campione e la vendere il suo Amerique"...

Era profondo Marcé, mai banale, complicato ma sempre semplice. Maniacale con le ferrature e con la pulizia, l'ordine e l'organizzazione di scuderia. 

Tutto doveva sempre andare come voleva lui, cioè alla grande: "Più di una volta -racconta Mario Liberti, che in scuderia Mazzarini ha fatto a lungo da segretario- ha spedito indietro cavallo e driver se il sulky da prova non era lavato e pulito al mille per cento e una volta è capitato anche nell'imminenza di una corsa", 

Altri due aneddoti da Riccardo (che ora sta raccogliendo testimonianze sull'ippica di papà e le scuderie di Tor Di Valle tra alcune firme dell'ippica per un libro i cui proventi andranno alla onlus "Felicità Sostenibile"): il primo riguarda Golden Top, il secondo quel maledetto incidente in "lavoro" -un frontale contro un cavallo scosso- che ferì e limitò Marcello negli ultimi anni di vita, senza però riuscire a tenerlo definitivamente lontano dalle piste, dove tornò comunque a prendersi prima di morire gli ultimi applausi, che erano "comunque -parole sue- un ottimo aiuto a vivere"...

"Quando venne alla luce Golden Top, mio padre, che stava giocando a poker, chiamò mamma e le raccoandò di non fare addormentare i bambini, che poi eravamo noi -ricorda Riccardo- perché voglio portarvi a vedere il cavallo che è appena nato. Agli ordini: papà si presentò con una bottiglia di champagne in allevamento, mia madre pensò che forse si era ammattito, anche perché papà non beveva. Voleva festeggiare il campione, la nascita del campione che aveva fatto nascere e avrebbe allevato. Se lo sentiva dentro, in quel dentro, che era un campione, un cavallo da Re"...

Infine, quella maledetta mattina: "Mio padre mi faceva una gran partaccia praticamente un giorno sì e l'altra quasi perchè tentavo di andare in pista con un berretto invece che con il casco. Sei uno stronzo, figlio di uno stronzo! Allora perchè non ci corri anche con il cappello?", lo provocava, con grande affetto, alla sua maniera... "E puntualmente andavamo in pista al mattino, io col berretto e lui con il casco -continua- ma quella mattina c'era una cavalla impaziente e frenetica, così pensò di doversi sbrigare, prima che si facesse male, trovò il cappello lì e se lo mise"...

Il destino non lascia mai niente al caso. Purtroppo...

Resta che Marcello ha vinto ancora. Alla sua maniera, capace di "andare oltre". Non c'è più Tor Di Valle. Neppure San Siro trotto. Ma Marcello è ancora qui, insieme a chi lo ha conosciuto -segreti a parte- e imparato ad amare. Come Re, come grande uomo di cavalli e di sport, come uomo...

  • A San Siro, in missione con Ercole Ac
  • Con Jef's Spice, un'americana a Parigi
  • Marcello Mazzarini e il figlio Riccardo

Il tuo driver del trotto preferito

Vota quello che ti ha fatto o ti fa entusiasmare con le sue guidate

10.38% Sergio Brighenti, il Pilota

7.02% William Casoli, il Professore

3.82% Edoardo Gubellini, il Gubella

3.66% Giancarlo Baldi, Tamberino

2.60% Carlo Bottoni, il Sorcio

6.87% Vivaldo Baldi, Decione

4.89% Nello Bellei, Ivan

10.38% Marcello Mazzarini, l'Ottavo Re di Roma

2.90% Anselmo Fontanesi, il Morino

11.15% Enrico Bellei, il Cannibale

0.76% Lamberto Guzzinati, Lambretta

1.53% Walter Baroncini, il Mago

2.75% Gian Paolo Minnucci, Jean Paul

1.53% Armando Pellicci, Er Pomata ("io c'ho i ritagli")

7.02% Pietro Gubellini, Pippo

6.26% Vittorio Guzzinati, Toscanini

3.05% Giuseppe Pietro Maisto

8.55% Roberto Andreghetti, Roby

2.60% Biagio Lo Verde

2.29% Pasquale Esposito jr

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