A briglia sciolta

BATTUTA LA MALEDIZIONE DELLA TRIPLE CROWN

7 Giugno 2015

Il cosiddetto "triplete", ieri, non è riuscito solo al Barcellona e, a dirla tutta, per quanto possa essere incredibile dalle nostre parti, non è stato nemmeno il più importante e difficile.

Anzi, l'impresa di Messi, Iniesta, Neymar e compagni -battere una Juventus decisamente inferiore, anche se decorosa- sta a quella compiuta da un cavallo di nome American Pharoah come per un bambino farsi salutare con un bacio dalla mamma all'uscita da scuola.

Il Triplete del galoppo è la Triplice Corona (Triple Crown, in lingua madre) e consiste nel centrare le tre corse più importanti di tutti gli Stati Uniti per i purosangue di 3 anni: il Kentucky Derby (il primo sabato di maggio, a Louisville), le Preakness Stakes (due settimane dopo, a Baltimora) e le Belmont Stakes (come ieri tre settimane dopo le Preakness, a New York).

Per farsi un'idea di quanto sia difficile il magico tris basti pensare a tre degli undici campionissimi che vi erano riusciti prima del "Faraone", tutti passati alla storia e al cinema di Hollywood: War Admiral (famoso anche per la grande sfida con il piccolo, immenso, Seabiscuit), Secreteriat (il "Big Red" della favola vera targata Disney) e Affirmed.

Proprio da Affirmed in poi -quindi da 37 anni!- a nessuno riusciva il "miracolo", tanto che la quota di American Pharoah ieri era più alta di quanto la carta e i valori del campo suggerissero perchè sia gli allibratori sia gli scommettitori temevano il tabù, la "maledizione" delle Belmont, capace di fermare sul più bello anche favoriti considerati imbattibili, come per esempio Real Quiet e I'll Another (costretto al ritiro nell'imminenza della corsa per uno strano infortunio) oppure come l'anno scorso California Dream, soltanto quarto al traguardo con un piede insanguinato e il suo fantino, Victor Espinoza, incapace di trattenere dolore e lacrime...

Immaginatevi lo stato d'animo del pur esperto Espinoza (43 anni, tutt'altro che un ragazzino) alla sfilata di ieri, chiamato a una seconda, immediata, gande occasione, davanti a un pubblico di 120mila persone e 10 milioni di telespettatori...

All'aprirsi delle gabbie di partenza un vero e proprio boato e, per non sapere nè leggere nè scrivere, il "Faraone" e il "Messicano" sono andati subito in testa, galoppando in progressione e controllando la gara.

Sull'ultima curva il jockey (che in coppia con il baio non ha mai conosciuto sconfitta, dato che l'unica corsa persa dal cavallo è stata quella d'esordio quando però era montato da Martin Garcia) ha chiesto con la voce -"la frusta con American Pharoah me la porto solo per esultare sul palo", ha dichiarato- un primo allungo al suo allievo e il Faraone ha risposto da par suo, tanto che solo Froasted è riuscito di seguirlo e di abbozzare anche un attacco in retta di arrivo, innescando però la reazione del fenomenale avversario, l'assolo finale, il tripudio generale e ancora una volta le lacrime del fantino, stavolta ben celate, stavolta in premiazione, stavolta di gioia..

Il proprietario, Ahmed Zayat, un egiziano trapiantato in America per affari e attivo nel business degli alcolici, reso problematico nel Paese d'origine dalla religione musulmana che ne vieta il consumo, è anche l'allevatore del cavallo ma lo aveva venduto, da puledrino, per 300mila dollari, salvo andarselo a ricomprare per una cifra doppia (solo ieri ha vinto 6 milioni di dollari) non appena il conto in banca glielo ha permesso, ben prima del debutto in pista.

Il nome al cavallo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non gliel'ha messo direttamente lui, ma è arrivato da una consultazione pubblica, una sorta di primarie con tanto di voto sul web.

Ironia della sorte, proprio il nome sbagliato -correttamente Faraone si scrive Pharaoh, con le ultime due vocali invertite- è risultato il più votato. E, a quanto pare, il più giusto...   

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