A briglia sciolta

Addio Sec, campione prepotente e fiero. Grazie e buon tutto

21 Dicembre 2016

La notizia è arrivata nel primo mattino d'Inverno: è morto Sec Mo.

Un fulmine sereno a ciel sereno, che da una parte almeno non ha sofferto e se n'è andato in sintonia con il tempo, perchè evidentemente era scoccato quello di andare ma, dall'altra, se a 24 anni da un cavallo puoi anche aspettartelo, per lui non si aspettava andasse via ora, quando, nel suo paddock sotto gli ulivi, sembrava essere tornato in forze e sgroppava che era un piacere...

Siamo tutti di passaggio e proprio per quello è decisivo quel che ci combiniamo, in questa vita. E proprio per questo è importante -oltre che fonte di brividi e fuoco per chi scrive, figuriamoci per chi ha condiviso gli anni- ricordare Sec, per le sue imprese da grande campione del trotto e per il modo di realizzarle e di affrontare la vita stessa: fiero e prepotente (che una cosa non esclude l'altra, anzi), nobile e contadino insieme, petto in fuori e sulky anche perchè l'avversario che gli stava di dentro poteva farsi il segno della croce, come unica arma per reggerne la progressione e la cattiveria agonistica.

Un grande campione e prima ancora un sogno che si avverava ogni volta o quasi che andava in pista o faceva qualsiasi altra cosa di quelle che fanno, o fanno fare ai cavalli; nel suo caso più il primo caso perché non c'era modo di costringere Sec a eseguire il compitino controvoglia, doveva volerlo lui. E voleva correre. E vincere. Cazzo se gli piaceva vincere...

A proposito di sogni e di vincere, Sec vinse anche la corsa dei sogni, il Derby. E lo fece con il suo guidatore-allenatore dei tempi, il bravissimo Glauco Cicognani, che dall'emozione si fece scappare anche un paio di frustate (sulla stanga del sulky, comunque) di troppo perché "di dentro non aveva nessuno da superare e chissà mai che si fermasse, che, il Derby, si corre una volta sola"...

Adesso facciamo un giochino: guardate il video di quella serata magica, dove a Sec riuscì l'ennesima magia. Poi ne parliamo...

Bene, se l'avete guardato avrete visto la cattiveria con cui Sec passa da settimo a leader della corsa non appena spostato all'esterno dei rivali; avrete visto quanta gente in tribuna e a bordo pista, avrete, sia pure per via indiretta e distanza di tanti anni (era il "95, che il Derby si corre a 3 anni), l'aria di sport, di passione e di evento speciale che le corse ippiche purtroppo non sempre conservano, con la chicca della stretta di mano dopo l'arrivo tra il driver vincitore e il secondo arrivato, roba che solo chi ha visto quell'ippica sa quanto il calcio avrebbe da imparare e insegnare, a sua volta, al mondo.

Era un'altra ippica, certo. Con la Rai, le copertine dei media, il racconto "fuori" dei personaggi dentro, quelli che avevano una storia e la storia facevano, in un ippodromo, Tor Di Valle che la storia del trotto l'ha scritta e sarebbe ancora lì a raccontarla, quella dei grandi personaggi a due e quattro gambe, se non ci avessero pensato piccoli uomini, a rovinarlo e perfino chiuderlo, in nome di chissà quale speculazione, peraltro neppure riuscita, dato che è finito in mano a qualche zingaro e ai topi, con tutto il rispetto per topi e zingari, che non è mica stata colpa loro.

Sec, in carriera ha disputato 76 corse; ne ha vinte più di 20 e per più di 20 si è piazzato. E correva i gran premi, non gare qualsiasi che poi, con Sec in pista, nessuna sfida sarebbe mai stata banale. Per come prendeva tutto di petto, per quel trotto naturale che sembrava nato per fare quello, e per i sogni e la passione di chi aveva intorno, a cominciare proprio da chi, nascere lo aveva fatto, insieme a mamma e papà, cioè dal padre a due gambe che tutti i cavalli da corsa hanno: l'allevatore...

Quello di Sec -tanto che nel nome gli mise con quel "Mo" anche la firma di famiglia e del glorioso allevamento San Marone- di allevatore, il Capitano Mori somigliava parecchio a Sec. Strampalato, deciso, comandoso (Capitano lo era per carriera militare, vocazione e viceversa), ribelle e innovatore. Appassionato dell'ippica e delle sue colline marchigiane, fino a fondare un museo del trotto, fino a poter parlare d'amore sul serio, a colpi di battaglie e prove provate, soldi spesi e avventure vere, mica i "mi piace" su facebook...

Fuori, anche lui, la corda intesa come percorso interno non faceva per lui. E una cosa o la si faceva in grande o non si faceva proprio. Tanto che poco poco quando si volle riacquistare Sec a fine carriera e i figli avevano pronta un'offerta per il signor Sinistri, lui, si alzò da solo il prezzo perché "Sec non poteva certo costare così poco" e, all'obiezione ingenua dei fanciulli di casa ("Papà, ma noi non dobbiamo comprare non vendere") riuscì a far capire -e comunque, filosofia o supercazzola, si sarebbe fatto lo stesso come voleva lui- che "i soldi contano meno di tante cose e il buon Sec valeva tantissimo e non poteva costare poco, nè si poteva pensare di risparmiare in una cosa del genere"...

Sec manca da subito e quei fanciulli diventati adulti con quel cavallo mancheranno a Sec, più di quanto desse a vedere con i suoi capricci. Però raggiungerà il Capitano, che manca anche lui e Dio sa quanto servirebbe a quest'ippica senza visione, senza follia e senza arte....

Ci piace immaginare l'incontro-scontro, la festa d'anime, tra loro due. Roba che solo al pensarci ridi amaro e piangi di gioia.

Perché alla fine è vero che siamo di passaggio, sia noi sia l'Inverno. Perfino la birra finisce e più ancora -dicono, ma non ci credo- l'amore, che quello non puoi ricomprarlo. Ma segni, sogni e ricordi rimangono. E Sec ne ha lasciati di belli. Stupendi...

Quindi grazie e buon tutto, campione... 

  

    

 

 

 

 

 

 

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