A briglia sciolta

"King" Mazzucato: "Il trotto, avventura di una vita. La mia..."

27 Marzo 2015

Da quanto è ormai antica, per raccontare la mia storia ippica dovrei cominciare come le parabole del Vangelo ("In quel tempo...") o direttamente come la Bibbia ("In principio...) ma risparmierò a me di ricordarmi tanto vecchio e a chi legge i toni sacrali...

Comunque, tutto comincia nel 1965 -era di luglio- quando faccio serata con un amico fraterno. Che mi porta a finirla a San Siro trotto, dove ormai, peraltro, sono all'ottava corsa, l'ultima. Nubifragio improvviso e lui fa "terreno pesante, giochiamo l'1; va in testa e vince". Detto-fatto: Scudo d'Oro, il numero 1, va in testa e vince.

La fortuna dei principianti ma, come tutti i principianti, credo di aver scoperto l'America e così, dalla sera che tutto inizia, finisco per ingrassare vent'anni le casse dei book e delle varie sale corse (si chiamavano così) di Milano.

Nel 1985 la svolta. Un'amica mi presenta Fulvio Bellucci che, a Firenze, mi rifila Dollarino, simpaticissimo ronzino che non si piazza neanche a spingerlo. Però è con lui che salto la barricata, che il sogno e la bellezza di partecipare -per fortuna e purtroppo - mi "fottono". Basta book; e le sale solo per vedere in corsa i miei cavalli, i miei colori, quando non posso essere in pista. Per un po' resto legato a Bellucci: Bergese, Antergan, Eulva Mo (comprata nelle vacanze a Follonica dal cavalier Bosco), onesti guerrieri delle corse che ogni tanto mettono il muso davanti a tutti e mi fanno galleggiare nell'aria dall'emozione; e con me tutta la famiglia, contagiata dalla mia febbre.

Da scommettitore a proprietario, da Scudo d'Oro a Dollarino, poi, nell'88, la cara Eulva Mo, cavallina modesta come atleta e modestissima genealogia, smette di correre. Allora di genealogie ne sapevo veramente poco e quindi per me ancor meno contavano. Tanto che mi dico "anche i nobili si sposano con linee di sangue secolari e sono più stronzi di noi" e, affidandomi ai consigli dell'amico Biffi, mando in razza Eulva e divento allevatore.

Già che ci siamo - disgrazie e fortune non vengono mai sole - mi capita tra le mani un'inserzione di Mauri su Dati Statistici riguardo a una fattrice di nome Minted, gravida di Tibur. Chiedono una cifra enorme per il mercato italiano e soprattutto per quanto di solito investo io nei cavalli. E infatti - follia, impulso, istinto - la compro.

Ne viene fuori Orlana King (foto sotto, il bacio in premiazione a Torino), cavalla classica e speciale. Subito un colpo grosso, da allevatore. Mi tuffo nel sogno. Studio le genealogie come un bambino le favole prima di dormire,mi faccio mandare libri, testi e aggiornamenti da tutto il mondo del trotto che conta; prima affitto e poi compro 20 ettari di prato ad Agnadello, vicino a Crema e "rubo" all'allevamento Tabina un buon caporazza, Alain Granelli.

Per 60mila lire (17.560.000 contro i 17 milioni e mezzo offerti da lui) mi capita di strappare a reclamare (le corse dove poi i cavalli vengono messi all'asta) una certa Ivy Park (altra grande stella nell'albero dei King) a Ginetto Villa, il fondatore dei Park, che per tre minuti mi odia, poi mi prende in simpatia, mi indica i migliori veterinari, maniscalchi, alimentaristi e mi insegna tutto quel che sa sugli stalloni, consigliandomi di mandare le fattrici all'estero.

E il mio allevamento -quello dei King, dei re - comincia a "sfornare" atleti di tutto rispetto. Santiago King -già top price alle Aste Anact (l'associazione degli allevatori) - arriva quarto nel Derby e vince a Palermo il Gran Premio Mediterrraneo.

Altro botto: mi salta in mente di andarmi a ripredere (forse per il nome, non poteva andarsene da me) una puledra che avevo venduto, Tornerai King e chiedo al mio socio e amico Fulvio Montipò se sta con me. E lui mi fa: "Va bene perché è una femmina". Ne viene fuori un'epopea della Madonna, un'epoca segnata da successi e trionfi che io però non considero la migliore.

Montipò è vulcanico e supermega, plana sull'ippica come un ciclone. Fondiamo la scuderia Blue Sky e, con altri amici, compriamo Trustworthy, il vincitore del Mangelli, e quanto di meglio offra il mondo che trotta.

Negli Stati Uniti giro le grandi farm, i centri d'allenamento più importanti e i mitici ippodromi, a cominciare dal Roosevelt; con il compianto Angelo Cardin e con il giovane Lorenzo Baldi mi immergo nelle realtà americane. Pendo dalle labbra dei grandi trainer Usa: Chuk Sylvester, Ron Gurfein, Howard Beissinger, Stanley Dancer, Osvaldo Formia. Faccio mie idee ed esperienze. Poi mi arriva l’imput di Fulvio che vuole a tutti i costi il famosissimo Lindy Lane e, per prenderlo, mi ritrovo a Miami in una megavilla da sogno sull'Oceano faccia a faccia con il patriarca degli Antonacci, grande famiglia italo-americana del trotto mondiale. Oltre a un assegno in bianco porto in dote dischi e cassette di Andrea Bocelli (grande amico di Fulvio e conosciutissimo da quelle bande) e una scultura d'argento con un cavallo al sulky (il "carretto" da cui Minnucci guidava Varenne, per intenderci con i profani) con la scritta Lindy Lane. Il boss tratterebbe anche ma il figlio non vuole, non ne vuole sapere e non se ne fa nulla.

In compenso si tengono dischi e scultura e ci rifilano Big Victory e Capital Idea. Però, in quel viaggio, porto a casa Cr Track Master e, dal Canada, il grande Triple T Storm. Intanto in Italia si prende Tome de Sousa e decine di altri buoni cavalli.

Vinciamo tutto e dappertutto: Locatelli, Etruria, Città di Napoli, Unire, Duomo, Regione Sicilia tra i gran premi di casa nostra ma anche una batteria dell'Elitlopp (la sfida sul miglio più importante d'Europa) e la Copenaghen Cup (nella foto sotto al telefono, in premiazione, con Triple T Storm).

Montipò non lo si tiene più, non ferma, va dritto...e non ascolta nessuno. 

Io mi tiro fuori dalla società (grande industriale e grande uomo Fulvio ma io -purtroppo o per fortuna, meglio ancora le due cose insieme- non sono fatto per fare il principe consorte. Ne esco con le ossa rotte. Mi riprendo i miei cavalli (rotti pure loro) e torno a fare il re in casa mia, il King.

Riparto nel 97, l'anno delle grandi battaglie -tutte perdute - contro Fabbri, l'uomo che era alla guida dell'allevamento italiano e che io considero uno dei principali responsabili dei guai dell'ippica e proprio, appunto, degli allevatori. Fabbri inaugurò i finanziamenti a pioggia, con contributo a cavalla gravida, che come contributo contribuiva solo a fare allevare puledri a cani e porci nell'orto di casa. Con il duplice risultato di distruggere la meritocrazia e aumentare a dismisura il numero dei puledri nati. 

Nel frattempo mi compro Signora Jet che, dopo essere stata un'ottima cavalla da corsa, diventerà una fantastica fattrice. Giro Francia, Stati Uniti, Svezia e porto a casa delle gran buone mamme e qualche bidone. Naturalmente i bidoni sono quelle costate di più. Certo, non compro mai niente senza farlo esaminare dai migliori professionisti, ma, come ripete con un detto in toscano il mio amico, grande ciclista del passato e ora mitica voce di Eurosport, Riccardo Magrini  (anche se adesso, almeno per le donne e i cavalli, aggiunge "tranne l'amico Proximo") di "donne, cavalli e corridori non ci ha mai capito niente nessuno" e, credetemi, detto in toscano rende molto di più.

A questo proposito mi sono stati rifiutati dalle aste fior di cavalli, diventati campioni o quasi: Uras King, Vallese King, Elinor King, Moresca King e perfino Fiumara King, trionfatrice dell'importantissimo (foto sotto) Nazionale e del Gran Premio Marche. 

Dal 2000 al 2005 fioccano emozioni e successi per i King, grazie, soprattutto a Delores (che vinse San Paolo e Trinacria e arrivò seconda nelle Oaks, il Derby delle femmine) e, appunto, a Fiumara, svenduta a 5mila euro per la delusione che l'avesse scartata il mitico Beissinger, lo scopritore del fenomenale Speedy Crown.  Pensai di non capirci niente io e invece era lui, a essersi "rimbambito".

Signora Jet mi dà anche Eldora King (foto sotto, alla guida di Roberto Andreghetti), cavalla di immenso coraggio, capace di vincere il Gran Premio Triossi delle femmine e perdere, per uno scippo, il Città di Cesena.

Riassumendo abbiamo qualcosa come 17 grandi premi vinti (9 come allevatore e 8 da proprietario), tanti piazzamenti nelle classiche e 163 puledri allevati, che hanno vinto in carriera "appena" 5,24 milioni di euro.

La sciura Maria - mia moglie - quando legge questa cifra sul notiziario dell'Anact, diventa peggio dell'Agenzia delle Entrate (e indaga "dove i ghetto messi tutti chi schei", che, più o meno liberamente tradotto dal veneto in italiano sarebbe "dove son finiti tutti quei soldi") ma posso assicurare che l'allevamento è sempre stato in rosso e se non avessi avuto un fior d'azienda sarei finito sotto i ponti. Questo per dire che l'ippica deve essere passione e chi ci si mette che possa essere il cavallo a mantenere il "padrone", fa una cilecca pazzesca e alla fin fine, cavoli suoi...

 (Mazzucato e la sua dolce metà, la sciura Maria)

I miei sono quelli legati all'età. Che avanza inesorabilmente. Emozioni, arrabbiature, sogni, gioie immense e delusioni anche cocenti un pochino hanno logorato. Fino all'infarto di qualche anno fa, dal quale mi sono fortunatamente ripreso in modo brillante e senza conseguenze, ma che come avviso ha funzionato: e, pian pianino, la mia vita di corsa è stata rallentata.

Intanto anche mio figlio Mauro, dopo una brillante carriera da guidatore dilettante (miglior giovane nazionale nel 97) non ne ha più voluto sapere, disgustato dal brutto e dalle brutture di questo bellissimo sport e Daniele Sangermani, mio genero, già guidatore-allenatore di successo è incappato in un ictus a soli 41 anni che ne ha stroncato la carriera.

Così ho venduto la tenuta di Agnadello e ho rarefatto fattrici e puledri, che ora tengo a Pontoglio, presso l'allevamento Bigi dell'amica Ingrid, che alleva bene. Anzi, molto bene.

La mia una storia di cavalli e di uomini di cavalli. Una storia vissuta a mille all'ora dalla quale esco dolcemente, senza farmi sfiorare dalle macerie di un'ippica che si precipita più o meno felice verso lo sfacelo. Un'ippica tradita, massacrata da politici ladri e corrotti ma anche dagli ippici e specialmente da quelli in poltrona, sempre gli stessi, nelle stanze dei bottoni. Dove sono rimaste solo le asole.

Questa è la mia storia. Tutto non dico per il bene mio e di altri, ma il succo, il nocciolo, è questo..

I King continuano. Ma con calma...

ROBERTO MAZZUCATO

 

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